lunedì 3 marzo 2014

Glossario BDSM
Questo glossario di termini BDSM definisce sinteticamente alcuni termini comunemente usati nella comunità BDSM, ovvero fra i praticanti il bondage, la dominazione e sottomissione, il sadismo e il masochismo. Le attività elencate sono considerate come delle pratiche sessuali nell'ambito del BDSM, e come tali sono praticate in condizioni di sanità, sicurezza e consensualità (SSC) al fine di non mettere a rischio la salute di chi partecipa a queste pratiche.
24/7: Situazione in cui il sub è sottomesso al dom in modo continuativo (24 ore su 24, 7 giorni su 7).
Abrasione (BDSM): Lesione causata da oggetti contundenti dal dom ai danni del sub.
Adult babies: Termine riferito ai sub che vengono trattati come bambini piccoli, verso i quali vengono applicate pratiche come la costrizione di indossare il pannolino.
Ageplay: In Italiano gioco di età, ovvero un gioco di ruolo di carattere BDSM.
Algolagnia: Piacere erotico causato da dolore fisico.
Altocalciphilia: Passione feticista per i tacchi alti.
Ampallang: Tipo di piercing praticato orizzontalmente sul pene.
Anal worship: Adorazione dell'ano.
Animal play: Gioco di ruolo in cui il sub interpreta un animale, che può essere ad esempio un cavallo, un cane od un maiale.
Armpit Worship: Adorazione delle ascelle.
Barefoot bondage: come il bondage, dove però la vittima deve essere rigorosamente scalza.
Bastinado: Flagellazione o battitura delle piante dei piedi.
Berkley Horse: struttura per la flagellazione inventata da Theresa Berkley.
BDSM: Bondage/Discipline, Dominance/Submission, Sadism/Masochism.
Bondage: pratica sessuale che comporta l'uso di corde o catene per immobilizzare il sub.
Castità: Forma di privazione sessuale e dell'orgasmo nei confronti del sub. Usata soprattutto verso sub maschi da parte di dom femmine (Mistress) spesso attraverso una cintura di castità.
CBT: Sigla che sta per cock and ball torture, ovvero la tortura del pene e dei genitali del sub. La tortura può essere praticata in vari modi, ad esempio con colate di cera calda o calpestamento a piedi nudi o, in pratiche più dolorose, con i tacchi a spillo.
Dom: Persona dominante nell'ambito del rapporto BDSM.
Feticismo: Attrazione verso una particolare parte del corpo, oggetto od esperienza.
Feticismo del piede femminile: Attrazione verso il piede della dom di sesso femminile (Mistress).
Mistress: Persona di sesso femminile che interpreta la parte della Padrona nel rapporto BDSM.
Pissing: Pratica in cui il dom urina addosso al sub. Anche detta pioggia dorata.
Scat: Pratica in cui lo slave riceve le feci del Dom. Detta anche "Shit play".
Sessione: Incontro di carattere BDSM con una Mistress professionista.
Slave: Persona sottomessa nell'ambito del rapporto BDSM.
SSC: Sigla che sta per sicuro, sano e consensuale, ovvero le regole su cui si basa il BDSM.
Sub: Persona sottomessa nell'ambito del rapporto BDSM.
Switch: Persona che pratica il BDSM sia come dom che come sub.
Tortura anale: pratica in cui viene inflitto dolore all'ano del sub.
Vanilla: definizione del sesso tradizionale, da parte dei praticanti il BDSM.


l colorato mondo del BDSM
Esistono molte correnti estetiche diverse all’interno del variegato universo del BDSM (acronimo di “bondage, dominazione, sottomissione, sadomasochismo”): sottogruppi che fanno riferimento a immaginari a volte anche parecchio distanti. Si va dal latex clubbing al bricolage, rigorosamente realizzato riciclando oggetti di uso domestico. Naturalmente tutti gli archetipi classici sono rappresentati: lo schiavo stile Ben Hur, la cameriera a tutto servizio e, ovviamente, lo scenario della tortura antica, del supplizio medievale, del martirio. L’inquisizione, il cui obiettivo è di stabilire attraverso il dolore una verità falsa e preordinata, costituisce un setting tuttora insuperabile di violenza e sopraffazione, psicologica e fisica. Il BDSM infatti è una pratica insieme molto corporea e intensamente verbale, e una dinamica psicologica efficace tra “dominante” e “sottomesso/a” è decisiva per la buona riuscita di una session. Qualsiasi session. Da quando esiste la rete (e quindi la possibilità di distribuire in modo estremamente capillare materiale semi-underground) sono nate centinaia di piccole produzioni indipendenti legate a questi generi; microaziende, spesso di una sola persona, i cui prodotti sono iperspecializzati, spesso ripetitivi; a volte quasi perfettamente identici. Il più famoso rappresentante di questa categoria, per il BDSM, è certamente Insex che, tra il 1997 e il 2005 ha prodotto del materiale davvero molto estremo: tant’è che è stato chiuso dal governo americano, e l’archivio rilevato da una società olandese (ora è tutto disponibile sul sito insexarchives.com). Il plot era quasi sempre lo stesso: una vittima (donna su Insex, uomo sul sito gemello insexm.com) innanzitutto intervistata – sulle ragioni che l’hanno spinta a cercare un’esperienza del genere – e quindi oggetto di abusi psicofisici piuttosto severi. Naturalmente il tutto in un regime di totale consensualità; quindi le interviste, che per molti erano la vera chicca di Insex, sono spesso documenti straordinari su lifestyle e vita interiore di persone alquanto radicali. Dall’esperienza di Insex sono nati diversi siti, meno hard sotto il profilo sessuale (il pretesto per la chiusura fu paradossalmente il sesso, non la violenza) ma sempre reali, e assai estremi. È il caso di Infernal Restraints (letteralmente “costrizioni infernali”, infernalrestraints.com), animato da uno dei creatori di Insex, PD: «Ispirato dall’inquisizione e dagli strumenti di contenzione medici, nonché dai disegni di Gord e Prichard, PD ricrea ed esplora l’intera gamma di terrificanti attrezzi utilizzati per annichilire la carne e distruggere la volontà. Ideato e realizzato da veri amanti del BDSM invece che da businessman, IR produce i propri contenuti in location autentiche; tutti gli strumenti sono stati realizzati apposta, in esclusiva, da straordinari artisti e artigiani». Il risultato è davvero sconcertante e intenso: scenari industrial in cui troneggiano macchine del dolore fatte di metallo pesante, cuoio e legno: gabbie, catene, maschere, strumenti per bloccare qualsiasi parte del corpo, complessi congegni di contenzione un po’ Alien e un po’ Torquemada. E gli umani; impavide fanciulle e fanciulli, spesso assai articolati e svegli, tutti maggiorenni ed evidentemente interessati al genere (ci sono moltissimi modi meno impegnativi per guadagnare dei soldi). E poi PD: pantaloni e boots da lavoro rigorosamente neri, sembra un ex-roadie dei Kraftwerk. PD sa esattamente cosa sta facendo, e prova grande soddisfazione nel farlo; il tono gentile con cui chiede «Quando hai sentito per la prima volta il desiderio di costrizione?» a una studentessa universitaria, mentre la rinchiude in un baule di ferro, non lascia adito a dubbi.
http://www.rollingstonemagazine.it/archivio/il-colorato-mondo-del-bdsm/

“Quello di cui il Master ha bisogno”

di David Stein
Tempo fa, ho postato alcuni "pensieri notturni", intitolandoli "I Bisogni degli slaves". Il risultato è stato ben accolto (ho avuto più richieste di farne copie o pubblicazioni sul Web di qualsiasi altra cosa abbia scritto). Era un po' che pensavo di completarlo con un'analisi dei bisogni del Master, ma la gestazione è stata lunga e difficile, indubbiamente perchè il modo di pensare dei Master per me è un territorio sconosciuto. Tuttavia, stimolato da alcuni Dominanti che conosco, mi è sembrato di essere arrivato ad una struttura concettuale che meriti almeno di essere discussa.
Tanto per chiarire subito, io parlo di Master (in inglese,Master significa anche Maestro, Mastro), nel senso di proprietario di schiavi concensuali,non di Maestro in qualche Arte o Mestiere, anche se le due cose non si escludono affatto a vicenda. Inoltre, per "bisogno", intendo qualcosa di simile ad una "condizione necessaria", cioè , qualcosa di indispensabile proprio per essere Master, non necessariamente un buon Master, o un Master di un certo tipo. Molti altri fattori intervengono nella formazione di un Master! Inoltre, anche se l'uso del pronome maschile non implica affatto che io stia descrivendo esclusivamente l'aspetto maschile della dominanza, le lettrici (o i lettori eterosessuali) dovranno decidere autonomamente quanto possa essere adatto alla loro situazione. Dato che sono gay, mi sento di scrivere solo utilizzando il mio lessico e la mia esperienza gay maschile. Ricapitolando brevemente il saggio precedente, avevo identificato alcune necessità fondamentali dello schiavo: necessità che debbono essere soddisfatte per evitare che la schiavitù stessa tenda a logorarsi. Queste necessità non sono necessariamente quel che ogni singolo schiavo desidera, quanto piuttosto quel che deve avere al fine di essere funzionale al suo ruolo, ed io ho suggerito quindi che uno schiavo possa essere giustificato nell'essere tanto "egoista" quanto serva per assicurarsi, sia durante la negoziazione che quando la relazione è cominciata, la soddisfazione di tali necessità.Le necessità dello schiavo sono state identificate da 3 termini chiave, ognuno dei quali fa riferimento ad una moltitudine di concetti correlati.- Direttiva/direzione/guida, che include leadership, scopi, obiettivi, valori - tutto ciò che è implicato nel consentire ad un'altra persona di controllare la tua vita, i tuoi movimenti e di possedere il tuo essere. E' impossibile lasciarsi andare a questo tipo di controllo con qualcuno incapace di pianificare la tua vita, e che si limita a dare ordini a vanvera. Se uno schiavo deve seguire ciecamente un Master, il Master deve sapere dove sta andando e come arrivarci. Indossare collare e guinzaglio implica essere condotti da qualche parte.- Disciplina, che include non soltanto le punizioni, se necessarie, ma anche regole, standard di comportamento, giudizi, valutazioni, supervisioni e training. Venire disciplinato, seguire le regole, dover rispettare degli standard di comportamento, essere controllato e corretto - sono tutti modi per far sentire lo slave in sintonia con i voleri del Master e parte dei suoi piani. La mancanza di disciplina è avvertita immediatamente, e giustamente, come mancanza di interesse o attenzione, e se tale carenza persiste, uno slave finirà per sentirsi estraneo al suo ruolo ed al suo Master.
- Servizio, che comprende non solo lavorare per il bene del Master, o come egli comanda, e essere usato sessualmente per il suo piacere, ma anche tutti gli altri modi con cui lo slave mostra rispetto per la condizione del Master e lo onora come, Padrone, Mentore, Guida, Anziano (non necessariamente in base all'età), Autorità e persino simbolo di Divinità. Lo schiavo cui non è consentito servire, che non è usato al meglio delle sue possibilità, è come un fedele a cui viene negata la possibilità di adorare il suo Dio.Ci sono concetti guida comparabili che possano esprimere le necessità essenziali di un Master? Credo che ci siano, e anch'essi ricadono in una triade: Indipendenza, Connessione, e, ancora, Servizio, sebbene in questo caso è l'essere servito invece che il servire, che costituisce il bisogno.

INDIPENDENZA
Un Master deve essere libero di seguire la sua strada, altrimenti non sarà in grado di dirigere uno schiavo. Nessuno è del tutto indipendente, naturalmente, ma, relativamente parlando, il Master è un individuo che cerca di organizzare la propria vita in modo da doverne rispondere prima di tutto a se stesso. Questo non vuol dire che un Master debba essere ricco, o avere un lavoro autonomo, sebbene l'avere "mezzi propri" o "l'essere il principale di sè stesso" nel lavoro può certamente aiutare a raggiungere l'indipendenza. E' possibile, anche se difficile, mantenere la propria indipendenza anche come lavoratore dipendente, finchè si è disposti a licenziarsi se le pretese del datore di lavoro entrano in conflitto con la propria coscienza, i propri obiettivi o il proprio stile di vita. Un Master può anche essere relativamente povero se ha la capacità di vivere con pochi mezzi senza sentirsi in ristrettezze. Può anche essere giovane, se è in grado di vivere a modo suo e non deve rendere conto ai genitori ogni volta che va e viene di casa. Quel che non può essere, almeno nell'esercizio delle sue funzioni di Master (cioè, esercitare il controllo sullo slave), è essere a completa disposizione di altri e dipendere dall'altrui approvazione prima di poter fare qualunque cosa.

Un certo grado di indipendenza è essenziale per la Dominazione anche quando il Master fa parte di una organizzazione gerarchica come la polizia, l'esercito, un ordine religioso, o le family della vecchia guardia "leather", o anche quel più recente tipo di intrico di relazioni in cui si può giocare da dominante o da sottomesso a seconda della persona con cui ci si relaziona. Un operaio o un apprendista possono perdere tempo ad aspettare l'approvazione del loro capo, un Master non può. Anche quando il Master è subordinato ad un altro Master, deve comunque avere la libertà di prendere decisioni autonome, commettere errori ed esserne l'unico responsabile, così come noi tutti siamo responsabili del nostro comportamento,qualunque cosa facciamo.

CONNESSIONE
Il contrappunto all necessità di indipendenza del Master è rappresentato dalla necessità di legami con altre persone e col mondo che lo circonda. Un Master non può essere un solitario, o altrimenti, come potrebbe possedere uno schiavo? Un Master è improbabile che possa essere un vagabondo o un girovago, poichè questi tendono a non possedere proprietà. L'avere radici e proprietà va a vantaggio dell'indipendenza (a meno che il tuo passato e le tue proprietà posseggano te, invece del contrario). Ci sono eccezioni, ma i Master tendono a creare i propri domini in cui possono essere circondati da oggetti propri, scelti e disposti in armonia col loro volere. Questo impulso può essere ben rappresentato nel "dungeon" per la pratica BDSM, che può essere una casa o una grande tenuta, ma sono rari i Master che non vorrebbero costruire un proprio "castello" per esserne il Re, al suo interno.

Il desiderio di piegare al suo volere ciò che lo circonda, significa paradossalmente che un Master è consapevole del suo ambiente naturale e rispettoso di ciò che può o non può aspettarsi dalle persone che incontra, più di chiunque abbia una visione meno "entusiastica" della vita. In sostanza, non si può controllare ciò che non si capisce, e non si può comprendere ciò di cui non si ha neanche la percezione. L'esercizio della Dominazione è come una danza, o una forma di arte marziale, in cui si conduce seguendo e si sconfigge cedendo, a patto che si rimanga profondamente consapevoli di tutte le forze e le masse in movimento, in ogni istante. Poche persone posseggono l'insito potere di imporre semplicemente il loro volere sugli altri o sulla natura. Piuttosto, si tende a sedurre, a blandire, e anche a minacciare la propria controparte al fine di conquistarla.
Per quanto riguarda lo schiavo, il Master deve conoscere il proprio slave meglio di quanto egli stesso si conosca. L'energia spesa nel possedere uno schiavo contro la sua volontà è sprecata, perchè non serve al fine ultimo del Master, bensì solamente per assicurargli un mezzo al suo fine. Piuttosto, il Master deve utilizzare la volontà e la resistenza dello slave,(contro lo stesso slave),per riuscire a condurlo a sè senza usare la coercizione. Al fine di catturare lo spirito dello slave, cosi che egli sia il proprio carceriere, il Master necessita di avere una profonda connettività non solo con lo slave, ma con tutto l'intero mondo che comprende la loro relazione, perchè lo spezzarsi dell'incantesimo può arrivare da tutte le direzioni. Osservazioni dalla famiglia dello slave o dai suoi amici, cose che sente o legge, incontri casuali in palestra o dal verduraio, ogni cosa di queste può innescare una ribellione, se il Master è disconnesso o disattento.

Ciò detto può sembrare un tantino sinistro,ma, ad ogni modo la connessione più efficace tra il Master e il suo slave è l'amore e la dedizione. Uno schiavo che sa di essere altamente valutato, considerato un possesso prezioso, può essere maggiormente in grado di superare quel tipo di disaffezioni e disillusioni passeggere che sono inevitabili nella vita di chiunque sia usato duramente e da cui ci si aspetta grandi sacrifici. E, a volte,sono proprio il possesso e il controllo a determinare la rottura del ghiaccio emozionale, per così dire, dando,così, via libera al Master di esprimere il suo profondo amore che esiterebbe a rivelare ad un partner paritario o non sottomesso. Alcuni diranno che un Master non si debba mai innamorare del proprio slave, ma per altri, è solo di questi che Egli potrà veramente innamorarsi . Gli altri uomini sono visti come concorrenti, oppositori, forse temporanei alleati , e ,comunque,sempre poteri indipendenti di cui diffidare, mentre il Tuo slave appartiene a Te, è il Tuo alterego, il Tuo specchio, il Tuo supporto e compagno sempre fedele.

SERVITU'/SERVIZIO
Sia per il Master che per lo slave, il servizio è l'atto definitivo di transazione. (Devo questa riflessione a Joseph Bean, un Master nel vero senso della parola). Il Master che necessita di essere servito, accetta la servitù dello slave, o lo prende "in servizio", mentre lo schiavo, desideroso di servire, rende servizi o "entra in servizio". E' una transazione reciproca, spesso assolutamente privata, molto differente dal significato predatorio di "usare" un'altra persona e che spesso è confuso con la Dominazione. Se qualcuno è usato contro il proprio volere, egli non sta rendendo un servizio e non lo è neanche spingere le proprie attenzioni verso qualcuno che non le vuole.
Non tutti quelli che hanno ottenuto un certo grado di indipendenza o hanno messo radici, necessitano o vogliono essere serviti. Molti (la maggior parte?) delle persone negli Stati Uniti o in Canada, infatti, independentemente dal loro livello di richezza, si sentono a disagio riguardo al "servizio", sia nel darlo che nel riceverlo, questo forse è il segreto inconfessabile della decantata "economia della servitù". Le persone che servono di mestiere,spesso,lo fanno male e malvolentieri e quelle che sono servite, lo accettano sentendosi in colpa e a disagio,al punto da esserne persino intimoriti. L'avvento dei "servi meccanici", come,ad esempio, i risponditori automatici nelle banche e lo shopping online è di grande sollievo per molte persone. Anche lo shopping telefonico è più gradevole, per molti di noi, che l'interagire di persona con un commesso in un negozio.
Dominanti e sottomessi,di contro, sono maestri nell'arte del servire. Sono in grado di, rispettivamente,ricevere e fornire un servizio, con gioia e stile. Può sembrare che il bisogno di servire dello slave sia più grande del desiderio del Master di essere servito, visto che spesso gli slaves sono così pateticamente grati di essere stati ammessi a servizio (è importante,però, distinguere tra "servire" e "fare cose sessuali che ti piacciono";possono anche sovrapporsi, ma il primo non è sinonimo del secondo). Personalmente, trovo veramente duro accettare che il bisogno di essere servito di un Master sia grande quanto quello di servire dello slave. Ma, più ci penso, più sembra vero, perchè nessuna persona comune tollererebbe la quantità/tipologia di servizio richiesto allo slave dal proprio Master, e goderne, anche ! "Mamma, per favore, preferisco fare da me" era il motto degli anni '50 quando ero piccolo, e la maggior parte dei maschi americani sono stati educati ad essere il più autosufficiente possibile (con opportune eccezioni,quali cucinare, pulire casa e rammendare i vestiti!). Avere,effettivamente, uno slave seduto ai propri piedi, in attesa di ordini, o che prenda l'iniziativa di iniziare a massaggiare i piedi, farebbe rabbrividire la maggior parte dei gay americani ; ci sono diverse trasposizioni comiche, nell'arte erotica e in altri campi, sullo zelantissimo schiavo, la cui costante prontezza nel servizio, dà sui nervi a "Master".

La mancanza di interesse nell'essere serviti è una delle ragione per cui la maggior parte dei Top, non sono Dominanti. Volere semplicemente controllare una situazione, avere un sottomesso che fa ciò che gli ordini, fargli fare ciò che vuoi, è molto diverso dal volere che ti serva. Certamente, un Master può anche essere un Dominante a volte entrambi nello stesso momento, con lo stesso slave/sottomesso. Eppure, l'approccio mentale è assolutamente differente. Il Dominante lavora per esercitare il suo volere sul sottomesso, producendo un risultato voluto nel corpo, nelle sensazioni e nelle emozioni del sottomesso (se il sottomesso apprezzi o meno il risultato, o se lo apprezza retroattivamente, è irrilevante al principio). Il Master, cerca di esercitare il suo volere attraverso lo slave, ottenendo gli effetti desiderati nel proprio corpo, sensazioni e emozioni e nell'ambiente che lo circonda , per opera degli sforzi dello schiavo. Il Dominante, infatti ,impone il suo proprio volere sul sottomesso, mentre il Master cerca di portare il volere dello schiavo in armonia con se stesso in maniera che lo schiavo possa essere spinto ad agire come se fosse una Sua estensione.

Per uno schiavo, o potenziale schiavo, quindi, è necessario essere spietatamente "egoista" nell'apprendimento dei bisogni basilari per Direzione, Disciplina e Servizio all'interno di una relazione, ed altrettanto spietato, un Master,o potenzialmente tale, nel raggiungimento della propria Indipendenza, Connessione, e Servizio. Tutto il resto può essere frutto di negoziazioni o compromessi, nell'ambito di una vitale relazione Master/slave che durerà tanto quanto questi bisogni essenziali saranno riconosciuti da entrambe le parti.

Questo è come la vedo io, ad ogni modo. Commenti, correzioni, e ampliamenti concettuali sono benvenuti.

con stima e rispetto

Schiavo David Stein
Copyright ©1997 by David Stein


“Quello di cui lo schiavo ha bisogno”
di David Stein.

Una versione leggermente diversa di questo scritto è apparsa nella lista e-mail dei gl-asb e gl-subs. Copyright ©1997 di david stein: tutti i diritti riservati. Non può essere distribuito, ristampato o riprodotto in alcun modo, eccetto che per uso personale, senza l'autorizzazione dell'autore.

Slaves e sottomessi, sono costantemente invitati a non concentrarsi su loro stessi e a non focalizzarsi sulle proprie necessità e desideri ma, piuttosto, sulle esigenze dell'altra controparte. Ciò può essere un buon invito per tutti quei sottomessi che sono talmente e fortemente attratti dalla componente esteriore del Dominante da perdere di vista sia le esigenze di quest'ultimo, che il loro apporto alla relazione D/s. Poichè non succede quasi mai che uno schiavo sia nel ruolo full-time, o ciò che il Master considera dominazione, il 99% del rapporto al di fuori del gioco rischia di essere terribilmente deludente.

Ma a parte questa lettura riguardo "l'egoismo" dello slave, ce n'è un'altra più sottile che ora si fa strada in me e che fa sì che chi vuole diventare slave, o ambisce a rimanerlo, necessita di uno spietato "egoismo" riguardo i propri bisogni o le proprie aspettative, e non mi riferisco ai bisogni elementari per il cibo, protezione, il vestire, l'occupazione, o i contatti sociali o sfumature di affettività: tutti noi, indipendentemente dai ruoli necessitiamo di questo. Intendo, piuttosto, a quelle cose che alimentano e rafforzano il percorso di schiavitù del sottomesso: cose come la guida, la disciplina, e il servizio.

Riguardo queste tre componenti, nessun compromesso, poiche se vengono a mancare nel percorso di uno schiavo, il percorso stesso non potrà durare molto a lungo.
DIREZIONE/GUIDA : Il concetto comune indica lo slave come una persona che è forzato ad obbedire agli ordini di un Dominante, e molti slave si fanno molti film sull'idea di essere forzati, in quanto si ritiene che l'obbedienza sia l'opposto della libertà e che il connotato negativo della schiavitù sia l'assenza di libertà. Ma ciò è vero solamente se parliamo di schiavi nella Storia. In una schiavitù consensuale come la definiamo oggi, ciò non è esatto. Quelli che si votano ad essere slave nel mondo occidentale sviluppato ed evoluto, fanno ciò non perchè vogliono essere forzati ad obbedire, ma perchè hanno positivamente la necessità di obbedire. L'obbedienza è la linfa vitale dello schiavo. Obbedire non è la nostra croce ma la nostra gioia!, chiediamo solo che ci venga concessa l'opportunità di farlo.E qui è dove la necessità di una guida entra in ballo. Qualsiasi idiota sarebbe in grado di dire ad una persona ciò che deve fare. Molti di essi sono arroganti, grintosi e dispotici,ma ciò non può soddisfare i bisogni di uno slave, almeno non nel lungo periodo, perchè chi si atteggia in questo modo non ha coerenza o intelligenza sufficiente a impartire ordini efficaci: generalmente opera secondo il capriccio del momento. Più obbedisci perfettamente ad una persona così impostata, più esso ti metterà nei pasticci, perchè gli ordini impartiti oggi, contraddicono quelli di ieri, o minare quelli di domani. Puoi mandare ai pazzi un cane o un bambino con ordini contraddittori, ergo, uno slave è meno sensibile di loro?Idealmente, gli slaves necessitano, che ne siano consci o meno di volerlo, di una direzione chiara, mete fissate, regole consistenti e ordini netti, e ci vuole un Dominante con grande presenza di testa, intelligenza, autocontrollo e autocomprensione per creare un ambiente di questo tipo.

DISCIPLINA:La più comune fantasia di uno schiavo è probabilmente l'essere punito, ma penso che la reale carica erotica di tale fantasia sia la metafora della disciplina, che non la stessa punizione . Disciplina significa controllo del comportamento, la punizione è solamente un mezzo, e spesso non quello buono, di acquisizione della disciplina. Proprio mentre uno schiavo ha bisogno di ubbidire, sente il bisogno di seguire le regole al fine di stimolarci a godere di questa dinamica. Io penso che ogni schiavo (consenziente) voglia essere "perfetto" in un certo senso, e abbiamo bisogno, molto più che dell'aria e dell'acqua, di qualcuno che ci fornisca questi stimoli e che ci sfidi a goderne, anche sapendo che non realizzeremo mai tale piena consapevolezza. Se fosse facile fare lo slave, se tutti potessero farlo, quale sarebbe il problema? Se non ci fosse interesse nel sacrificio, se non fosse richiesta una ordinaria vita di sottomesso orientata alla spinta al miglioramento ed oltre, a che servirebbe tutto ciò?

Essere schiavi significa essere votati alla sfida, e la sfida non termina una volta che lo schiavo entra in servizio attivo: il dominante deve fornire continue sfide in aggiunta ad un ambiente nel quale la discilina dello schiavo viene costantemente raffinata e perfezionata. A questo scopo, molti Dominanti, tendono a istituire vari rituali e protocolli da far eseguire ai propri sottomessi: questi vengono fraintesi, penso, se vengono esaminati alla lettera, specialmente se il punto è quello di inculcare nel sottomesso l'attitudine alla venerazione del Dominante attraverso la sua persona. Il punto nodale è che tali regole devono sviluppare l'attitudine alla venerazione, punto e basta, ovvero fornire allo slave una struttura sulla quale vivere una vita di rispetto e dedizione, e non alimentare l'Ego del Dominante.

Ciononostante, ad un livello massimo di banalità nel "rafforzamento delle regole" il Dominante che non rende conto delle infrazioni si sottra al suo dovere nei confronti del proprio sottomesso. Se non è necessaria la punizione corporale è tuttavia necessario rendere conto degli sbagli dello slave in maniera chiara e netta. Il sottomesso ha bisogno che l'occhio del Dominante sia su di lui costantemente fino a che egli lo riesca ad interiorizzarlo. Se il dominante non provvede alla disciplina, non ha nessun interesse a tenersi uno slave, come un padre che non provvede all'educazione del figlio, è inadatto a quel ruolo.


SERVIZIO: mentre non hanno fine le fantasie sull'obbedienza e le punizioni, molti slave fantasticano sul "servizio sessuale", ma ciò si rivela una minima parte del servizio di uno slave "full-time". Infatti ciò che distingue uno slave da un sottomesso è proprio la disponibilità, o anche l'entusiasmo, a servire non a scopo sessuale. (come una volta lessi in un annuncio personale di uno slave "Non pulisco il mio appartamento, quindi perchè dovrei pulire il vostro?").

Le difficoltà sorgono quando il Dominante, o il sottomesso, confondono il servizio con l'essere usato. La differenza è sottile ma critica, ed all'incirca la differenza che sta tra "l'essere usato" e "l'essere utile". Per la maggior parte delle persone essere usati ha una connotazione veramente negativa, e presumo che nel caso si abbia una forte carica erotica in gioco questa si riferisca piú all'essere guidati e alla disciplina che al servire. Quel che é divertente dell' "essere usato" é essere obbediente controllato trascendendo il proprio ego e il piacerere egoista di diventare lo strumento della volontà di qualcun'altro. Tutto ciò non dev'essere un'esperienza umiliante, priva di significato o degradante, bensì può essere divertente e liberatorio. L'essere utili, in contrasto, è qualcosa che la maggior parte della gente trova piacevole e lo ricerca, in principal modo i sottomessi. E' ciò il senso del "giusto impiego", nello spendere le energie vitali in maniera giusta e soddisfacente. La gioia nel servire è il sentimento che "fa la differenza" in alcune parti del mondo, comunque piccole.Quando il Dominante pensa al servizio del sottomesso in termini di impartirgli ordini e richiami che soddisfino ogni proprio capriccio o desiderio effimero, esso banalizza la schavitù del sottomesso e indebolisce la sua capacità di vivere la sua dinamica. Al contrario: si può pensare che la ragione principale per cui un Dominante ha ragione di esistere, sia anche perchè possa dare al sottomesso l'opportunità di servire al meglio delle sue possibilità! Che questa visione la si accetti o meno, un Dominante che trascura o spreca il talento di uno schiavo è peggio di uno sciocco; è una forma di abuso del tutto simile e grave quanto una ferita o una incuria di carattere fisico. Forse la più grande sfida per un Dominante è quella di individuare come un dato sottomesso possa servirlo, e di riconsiderare tale cosa di volta in volta al crescere del sottomesso. Questo non è per dire che ogni particolare "servizio" possa essere inadatto a un dato slave, noi tutti possiamo beneficiare dal fare un giro come servo sottomesso. Tuttavia, uno slave ha l'esigenza di sentire, soprattutto, che sta soddisfacendo il proprio potenziale come servitore, o, in caso contrario non rimarrà nella "schiavitù" ancora per molto.

RIASSUMENDO: in conclusione, la lezione che ho tentato di trasmettere, è che noi schiavi dobbiamo essere attenti ad essere sicuri che le nostre necessità in temini di guida, disciplina e servizio vengano adeguatamente appagati. Non importa di quanto sexy possa essere il Master o la Mistress potenziale, non importa di quanti dei nostri feticci possa incarnare e di quanto BDSM coincida col nostro BDSM. Se non c'è prova evidente che esso/a possa provvedere ai nostri bisogni di base come sottomesso, meglio rivolgersi altrove. Per la stessa ragione, un Master potenziale che non è il nostro sogno erotico ma che può offrire una chiara guida, ferma disciplina e offrire opportunità di stimolo nel
servizio, merita almeno una seconda chance.

Spero che ciò sia di aiuto a qualcuno

Slave David Stein