giovedì 9 settembre 2021

Quindi tu vuoi essere una schiava: la realtà




Di miria hunter 
traduzione in italiano di JedriK 

Ho deciso di scrivere questo articolo perchè ho visto molte sottomesse entrare nello stile di vita aspettandosi che ogni cosa sia come in un sogno e perfetta. Non voglio rovinare i sogni di nessuno, o sviarle da questa attività, ciò che voglio è spiegare come stanno veramente le cose. Essere una schiava può essere, e per me è, una vita meravigliosa. E' tutto quello che io volevo che fosse. E' anche più di quello che mi aspettassi, e se qualcuno mi avesse spiegato la realtà prima della mia decisione, questo avrebbe reso la mia transazione molto più semplice. Ai fini di questo articolo, parlerò di problematiche legate al fatto di essere una schiava 24/7. Questi commenti sono dal mio punto di vista, che è quello di una femmina schiava con maschio Master. Dicendo questo non voglio escludere le Dominatrici o gli schiavi uomini. Per loro io non posso commentare in base ad esperienze personali. Tutto questo è solo il mio punto di vista da una esperienza reale.

In primo luogo, ci sono alcune cose che tu devi scoprire per te stessa e su te stessa. Vuoi essere in questo tipo di relazione 24 ore ogni giorno e 7 giorni ogni settimana? Forse vuoi essere in questo tipo di relazione solo durante delle scene. Forse vuoi interpretare una parte solo durante certi periodi di tempo. Ci sono molti modi in cui questo può essere fatto, ma devi capire quello che è giusto per te.

In secondo luogo, è necessario imparare ad essere onesta con te stessa. Capire che cosa farai e che cosa non farai e che cosa "forse" farai. Cerca dentro di te quello che vuoi veramente, e quando lo trovi, sii onesta con chiunque ti parli. Non accettare di fare qualcosa a lungo termine che tu sai che non sarai in grado di completare. Poniti alcune domande difficili. Il resto di questo articolo ti darà aspetti da contemplare per poter basare le tue decisioni sulla realtà e non sul sogno di qualcun altro di come dovrebbe essere.

Sei disposta a cedere il 100% del controllo della tua vita a qualcun altro? Le schiave 24/7 fanno questo. Fare un gioco di ruolo, interpretare una parte, significherebbe entrare in questo rapporto solo per un tempo concordato in cui il Padrone avrebbe il controllo totale. Una volta che la scena è finita, tutto torna alla normalità.

A te piace la musica country? Forse tu ami il Rock and Roll. Considera questo. Al Padrone che ti impone il collare piace solo la musica classica o un altro tipo di musica che a te non piace. Sei pronta a rinunciare a scegliere ed ad ascoltare solo la sua musica? Questo tipo di sacrificio può applicarsi a tante altre cose di cui attualmente tu godi. Per quanto mi riguarda, io amo vecchie canzoni d'amore di ogni tipo, e il mio Maestro è nell' Hard Rock. A causa delle Sue preferenze, io raramente ottengo di ascoltare le mie canzoni. Ma, quando  sono una brava ragazza, a volte, lui mi permette di ascoltare la mia musica, fintanto che ho eseguito i miei compiti assegnati e le faccende che mi competono. Si noti, ho detto "mi permette di". Qualcosa di semplice come l'ascolto della radio è una ricompensa per me. Non è scontato che ti sarà permesso di godere anche solo questo piccolo piacere ogni volta che lo desideri. Queste limitazioni si possono applicare a molti settori della tua vita, come la TV, le scelte di cibo o di amici, un po' ovunque e a qualsiasi cosa! C'è un certo stile di abbigliamento che ami? Certi colori e profumi che non puoi fare mai a meno di indossare? Se il Padrone non li approva, indosserai uno stile completamente diverso, con colori che non ti saresti mai sognata. Lui può decidere i vestiti per te ogni mattina. Sei preparata a rispettare felicemente le Sue scelte? Se Egli ti ha chiesto di indossare qualcosa di molto striminzito per andare in qualche posto semplice come un negozio di alimentari, riesci a fare questo senza esitazione? Io sono fortunata dato che il mio Padrone mi permette di scegliere i miei vestiti la maggior parte del tempo. Ma in qualsiasi momento, se dovesse decidere che Lui vuole che io indossi qualcosa di diverso, io mi cambio immediatamente. Fidati di me, Lui questo diritto lo esercita. Ho imparato a chiedere sempre a Lui ciò che Egli vuole che io indossi, se andiamo in un posto speciale.

Sei pronta a cambiare il tuo taglio di capelli, la lunghezza o il colore per compiacere il Padrone? Tutti questo apparterrà a Lui una volta che accetterai il collare, come sarà anche per tutto quello che una volta apparteneva a te. Non possederai più nulla di tuo. Dal momento in cui tu prenderai il Suo collare, tutto sarà Suo. E non sarà più la "tua" auto o i "tuoi" vestiti, ma i "Suoi", in prestito a te come Egli meglio crede. Se Lui dovesse scegliere così, non ti sarà permesso di indossare nessun vestito. Questa sarà una Sua scelta, non tua. Ricorda, tu hai rinunciato a ogni diritto di fare queste scelte da sola.

Hai una poltrona preferita, o un certo modo in cui ti piace sederti o camminare? Il tuo Padrone deciderà se ti siederai su una sedia o sul pavimento. Egli potrà dire se devi incrociare le gambe, o se ti siedi a gambe spalancate. Tu dovrai chiedere il permesso anche solo per salire sul letto, o per stare seduta su una sedia. Alla maggior parte degli schiavi è concesso un cuscino sul pavimento per il quale non è necessario che chiedano il permesso di sedercisi sopra, ma poco altro. Sarà anche necessario il permesso per mangiare a tavola con il Padrone.

E' stata una lunga giornata al lavoro. Arrivi a casa e non vuoi altro che rilassarti in una vasca e andare a letto presto. Beh, non ti sarà possibile. Essere stanchi, malati, o semplicemente di cattivo umore, non ti esenta dalle mansioni a te richieste. Tu sei sempre tenuta a farle: preparare il Suo pasto, e andare a letto quando Egli dice di farlo. Ritirarsi per dormire di solito si verifica in un tempo prestabilito, anche se non sei pronta ad andare. Non ci sarà un "sono troppo stanca" o un "non mi sento bene": niente del genere. A meno che il Padrone non ti abbia dispensato dai tuoi compiti e incombenze, rimarrai sempre responsabile nel garantire che i suoi bisogni e desideri siano pienamente soddisfatti: non importa quali siano questi bisogni e desideri. Il tuo compito è di informare il tuo Padrone del tuo stato di salute fisica. Uno dei tuoi compiti principali sarà quello di curare e proteggere i Suoi possedimenti. Tu sei il possedimento più pregiato che Egli possiede. Finché fai in modo che il tuo Padrone sappia come ti senti, Egli farà in modo che le tue attività siano adeguate alle tue capacità.

Molte arrivano a questo stile di vita perché cercando di essere usate sessualmente, per servire il Padrone in ogni Suo capriccio, e non hanno mai preso in considerazione altri aspetti. La parte principale di essere una schiava è di essere al servizio del vostro Padrone e non di essere servite voi stesse. Tuttavia, essere disponibili a Lui in ogni momento è anche una aspettativa non detta. La vecchia scusa "non stasera caro, ho mal di testa" non funziona in un rapporto D/s (Dominazione/sottomissione). Al fine di fornire a Lui il piacere, devi anche esprimere a Lui il tuo piacere nel momento in cui lo provi. Non fare mai sentire al tuo Padrone che questo è un lavoro per te: qualcosa che preferiresti non fare, che fai solo perché devi. Se il Padrone ti dice di fare qualcosa, non sta a te interrogarLo. Ti sarà chiesto di rispondere senza fare domande. In un secondo momento (se questo è consentito nel vostro rapporto), puoi chiedergli il permesso di parlare a un livello di parità. Se Egli da il permesso, questa sarà la tua occasione per porre le tue domande. Tuttavia è importante che tu chieda in un modo tale da non mettere in discussione la Sua autorità, ma allo stesso tempo riuscire a soddisfare la tua curiosità.

Tu senti che essere una schiava significa essere costretta, forzata in schiavitù? Pensi di non potere fare questo se non ci sei costretta? Ripensaci. Le Schiave entrano in questo tipo di rapporto di loro spontanea volontà. Questi non sono i giorni della schiavitù forzata, è una questione di scelta. La tua! Tu sei quella che decide di trasferire il tuo stesso potere al tuo Padrone. Tu farai questo, non perché sei costretta ad obbedire, ma perché tu stessa hai la necessità di farlo. Sì, durante il corso della vostra relazione ci saranno volte in cui sarai costretta a fare qualcosa, ma non sarà mai qualcosa che va contro ciò che sei. Il tuo Master può ritenere che obbedire a questo particolare comando ti aiuterà a crescere come la miglior persona che puoi essere, oppure che ti aiuterà a uscire da una inibizione che hai.

Come è il tuo carattere? Perdi velocemente il tuo autocontrollo quando sei agitata? O sei una persona rilassata, accetti qualsiasi cosa, e poi metti il broncio perché i tuoi sentimenti sono stati feriti? Un Padrone non vuole avere uno zerbino per schiava, né ha voglia di farsi dire come le cose dovrebbero essere. Imparare come e quando dire le cose diventerà molto importante nel vostro rapporto. Se non dici al tuo Padrone quando qualcosa ti dà fastidio, allora non hai alcun diritto di essere offesa. Per quanto meraviglioso e onnipotente Egli possa sembrare, Egli non legge nella tua mente: a meno che tu non gli parli, lui non sa. La chiave, come ho detto un attimo fa, è nel modo in cui glieLo dici.

La tua autodisciplina è molto importante in questa relazione. Hai la tendenza a rimandare le cose fino all'ultimo momento possibile? Non potrai fare questo quando sarai di Sua proprietà. Ci saranno lavori e compiti che il tuo Master ti assegnerà che Egli si aspetta che siano fatti nei tempi previsti da Lui, non da te. La volontà e i bisogni del tuo Padrone saranno messi prima dei tuoi. L'autodisciplina è simile all'autocontrollo. La tua capacità di seguire e di completare gli incarichi dati dal tuo Padrone sarà molto importante. Come schiava, ti sarà necessario essere in grado di controllare le tue azioni abbastanza bene da essere in grado di rimanere entro i limiti stabiliti per te da Lui. Se Egli dice che non puoi fare qualcosa, semplicemente non puoi. Farla lo stesso, e non dirGli nulla, non la fa diventare una cosa giusta da fare. Nel caso di un rapporto schiava/Padrone, ciò che Lui non sa PUO' fare del male a te, così come può fare male al rapporto che avete lavorato così duramente per costruire. Anche un semplice "bugia bianca" può distruggere la fiducia così necessaria per stabilire realmente questo tipo di rapporto. 

Per quanto riguarda le cose che tu vuoi e le cose di cui hai bisogno: sai quale è la differenza tra le due? Se no, ti raccomando caldamente di capire quale è questa differenza prima di entrare in servitù. A volte le due sono difficili da distinguere, ma diventa importante che tu lo faccia. Il tuo Master garantirà che ci si prenderà cura di tutti i tuoi "bisogni", ma sarà Lui che permetterà o meno i tuoi "voglio", a Suo piacimento. I bisogni sono le necessità della vita che sono indispensabili per permetterci di rimanere mentalmente e fisicamente sani. Essi ci permettono di crescere emotivamente e spiritualmente. Se si riesce a sopravvivere senza qualcosa, allora è un voglio. I voglio di solito sono dati come premio per una buona condotta.

Per essere una schiava, ci saranno molte cose che devi imparare ad accettare dentro di te ed a cui devi adattarti. Il tuo scopo primario nella vita sarà quello di occuparti del piacere del tuo Padrone (sia mentalmente che fisicamente) in qualsiasi modo Egli desideri. Per fare questo, tu dovrai imparare bene come è il tuo Padrone. Trova ciò che piace e ciò che dispiace a Lui. Con questo, non intendo solo sessualmente. Imparerai che il sesso è solo una piccola parte del vostro rapporto. Impara ad anticipare ogni sua esigenza e desiderio, senza essere invadente. I suoi bisogni e desideri comprenderanno stimoli intellettuali, il piacere fisico, il supporto emotivo, e molte altre cose uniche di Lui. Ricorda - fisico non è uguale sessuale. Il piacere fisico può includere, ma non è limitato al, toccare, ai cibi preferiti, ai vestiti ed ai colori per esempo. Sarà il tuo lavoro assicurarti che i suoi piaceri fisici siano soddisfatte in ogni modo. Pensa ai cinque sensi, e rendi il Suo ambiente piacevole per tutti e cinque. Non dimenticare mai - la cosa più piacevole nel Suo ambiente dovrresti essere tu.

Come sua schiava, spetterà a te capire cosa piace al tuo Padrone. Lui non dovrebbe chiedere sempre le cose più semplici - tu dovresti averle imparate. Se il Suo bicchiere è vuoto, lo riempi silenziosamente e discretamente. Ricorda, stai facendo questo per il Suo piacere, non per il tuo. Solo perché Lui non si accorge e non ti loda non vuol dire che tu lo stia facendo nel modo sbagliato. Guarda il Suo sorriso. Lui è tranquillo? Se Lui sembra felice e contento, allora hai fatto bene, e dovresti crogiolarti nella Sua soddisfazione. Ricorda sempre che tu fai questo per Lui e non per la tua soddisfazione. La tua felicità dovrebbe provenire dal servire Lui e dal Suo essere felice.

Come ho detto all'inizio di questo articolo, non sto cercando di spaventarti o di scacciarti dal mondo della D/s. Il mio obiettivo è fare in modo che, quando entri nel nostro stile di vita, tu lo faccia con gli occhi spalancati, ben sapendo cosa aspettarti. La strada non sarà facile. Dovrai reimparare molto di quello che una volta davi per scontato: cose che fai senza pensare, come semplicemente sedere su una sedia. Queste sono abitudini a cui nemmeno più pensiamo. O meglio, non ci pensiamo fino a quando non troviamo un Padrone.

Ogni altra cosa che tu hai imparato prima di leggere questo articolo è probabilmente vera. Essere una schiava è una vita meravigliosa: una in cui si prendono cura di te. La maggior parte delle decisioni (NdT: nella vita in generale) sono fuori dal tuo controllo e da quello del tuo Padrone. Ma molte scelte staranno ancora a te. La maggior parte dei Padroni vuoi una schiava che è intelligente, ha un senso dell'umorismo, e una volontà propria. Non c'è piacere nel possedere uno zerbino che sta solo immobille o che è solo calpestato. Lui si annoierà molto velocemente. Essere sé stessi è il miglior consiglio che mi è mai stato dato, e ho trovato che questo è assolutamente vero per me.

Troverai che essere una schiava è tutto quello che hai sognato e molto di più se entri in questa vita sapendo qualcosa di più di cosa aspettarti. Se tu vuoi essere in questo stile di vita, ti accorgerai che, dove una volta solo camminavi attraverso la vita, ora volerai ad un palmo da terra. Parti di te che non sono mai state complete diventeranno intere. Nel cedere il controllo, io ho trovato la libertà: la libertà di trovare e di essere la persona che sono dentro di me.

La mia speranza è che, dopo aver letto questo articolo, tu sarai in grado di fare una scelta più consapevole riguardo l'entrare in questo stile di vita. Non dimenticate mai che uno dei requisiti più importanti per questo stile di vita è l'onestà. L'onestà con te stesso per prima cosa. Tuttavia, ti accorgerai che questo non è così facile come sembra. Una volta che si impara a fare questo, ti troverai in pace e in grado di entrare nella tua servitù con la mente più lucida, sapendo dove sei e dove vuoi essere. Quando accetti il collare di un Padrone, rinunci a tutti i tuoi diritti. I tuoi amici, la tua vita - nulla resterà tuo. Essere una schiava significa rinunciare a molto di più di quanto rinunceresti se tu fossi solo una sottomessa. Rinunci a tutti i diritti nella tua vita. Schiava non è solo una parola, è un modo di vita, una azione ben definita.

Stai bene, amica mia, e spero che questo stile di vita ti piaccia tanto quanto io ho imparato ad amarlo.

© 2000 miria_hunter@softhome.net
Chi volesse usare questo articolo sul suo sito può farlo finche il mio nome e indirizzo di posta elettronica rimangono indicati.

venerdì 2 luglio 2021

Nessuna sfumatura di grigio Una breve uida a cos’è davvero il BDSM 



L’autore
Nato nel 1969, Ayzad è un giornalista, scrittore e divulgatore di sessualità insolite. Pratica BDSM da parecchi anni ed è l’autore del libro BDSM –Guida per esploratori dell’erotismo estremo, un best seller consigliato anche da diverse associazioni di sessuologi e psicologi. Il suo sito ayzad.com raccoglie notizie, articoli, risorse ed e-book gratuiti sul mondo dell’eros estremo.

Prefazione
L’estate del 2012 sarà ricordata a lungo come una piccola rivoluzione sessuale. Grazie a un’operazione di marketing globale senza precedenti, il romanzo Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James e i suoi due seguiti hanno portato oltre centodieci milioni di lettrici in tutto il mondo a scoprire e apprezzare il cosiddetto ‘BDSM’, ossia i giochi erotici di dominazione.
Non era certo la prima volta in cui questo tema fosse tornato di moda: solo nel recente passato c’erano già stati Histoire d’O, Nove settimane e mezza, Secretary e tanti altri libri e film più o meno importanti il cui successo aveva confermato quanto interesse vi fosseverso certe pratiche. A fare la differenza è stata però la dimensione del successo. Quella che fino ad allora era stata una misteriosa passione per intenditori è improvvisamente divenuta un fenomeno di costume. E così sono arrivati anche i problemi.Già, perché la trilogia delle Sfumature è solo un romanzetto rosa ispirato –fra tutte le fonti possibili –ai vampiri di Twilight. Il suo obiettivo è far sognare alle lettrici la versione aggiornata e pornografica della favola del Principe Azzurro, non certo approfondire le complessità di una vera relazione o descrivere come venga effettivamente vissuto il BDSM nella realtà. Peccato però che non tutte le persone che l’abbiano letto se ne siano rese davvero conto.Un po’ come nella storia del bambino che dopo avere visto un film di Superman si butta dalla finestra con 
un lenzuolo al collo credendo di poter volare, tanti lettori (e molti giornalisti)si sono infatti convinti che l’eros estremo fosse veramente quello di Anastasia e Christian Grey e si sono lanciati a emularli senza sapere bene cosa stessero davvero facendo.Il risultato lo vediamo nei telegiornali di tutto il mondo, con un aumento improvviso delle notizie relative a incidenti imbarazzanti o letali –che sono tuttavia appena la punta dell’iceberg. Solo nella mia attività, per esempio, incontro sempre più persone che per avere affrontato da sprovvedute queste pratiche hanno subito danni psicologici, sociali o addirittura fisici che si sarebbero potuti tranquillamente evitare con un minimo di preparazione.La colpa naturalmente non è dei romanzi né del BDSM in sé, che resta un bellissimo gioco erotico vissuto senza problemi da centinaia di milioni di donne e di uomini ogni giorno. La responsabilità è semmai della spettacolarizzazione che se n’è fatta negli ultimi anni, sottovalutando la complessità e le implicazioni di un mondo che dopotutto ‘estremo’ lo è davvero, e come tutte le attività estreme va avvicinato consapevolmente.Considerati i miei 25 anni di esperienza di queste cose, ho pensato allora che fosse utile realizzare una brevissima guida introduttiva a cosa sia veramente il BDSM. Per evitarsi guai, ma anche per ottenere il massimo piacere e divertimento da un fenomeno che ha molto da offrire se solo lo si affronta con intelligenza.
Buona lettura
Scaricato dal sito www.ayzad.com 
La guida per esploratori del sesso insolito: notizie, articoli, link e molto altro
dal mondo delle sessualità insolite. Visita il sito per scaricare altri ebook.
Oppure lo si può richiedere al seguente indirizzo e-mail :
bdsmcultura@gmail.com

giovedì 5 novembre 2020



Da dove nascono i pregiudizi sessuali?

Se in questi giorni avete un’ora e mezza di tempo libero ho un consiglio per voi: guardatevi questa conferenza di Paolo Attivissimo dedicata al complottismo. Per chi non lo conoscesse, Paolo è un “cacciatore di bufale”, o ‘debunker’ – un appassionato di scienza che si diverte a esaminare affermazioni roboanti, le smonta, e spesso rivela realtà molto meno spettacolari ma altrettanto interessanti. Naturalmente di questi tempi si occupa spesso di fake news, ma una sua passione sono anche i complotti di qualsiasi genere, che in questo caso spiega in una chiave tanto semplice quanto efficace. Spoiler: la gente crede alle peggiori scemenze perché è troppo attaccata alle proprie convinzioni, e cambiarle richiede un po’ di studio. E non sia mai che si voglia fare la fatica di pensare!
Ma cosa c’entra tutto ciò con le sessualità insolite di cui si occupa questo sito? Il fatto è che il lavoro che faccio mi porta spesso a confrontarmi con persone che nutrono idee piuttosto strane riguardo il sesso – anche quello che più tradizionale non si può. C’è chi è convinto che il segreto di una vita erotica stupefacente consista nell’ingerire prodotti dai poteri magici, nel seguire contorti insegnamenti mistici o nel sottoporsi a un regime di esercizi improbabili; chi si rovina la vita combattendo la (peraltro inesistente) teoria gender; chi ha deciso che il suo peggior nemico sia la sessualità dei gay, delle donne, degli uomini, dei bambini o delle persone transessuali. Di solito, va detto, si tratta di individui gravemente repressi, con seri problemi di integrazione sociale o semplicemente a caccia di polli cui svuotare il portafoglio… ma anche la cosiddetta scena kinky non se la passa troppo meglio.

Potrei citare la grande attivista LGBT che mi ha serenamente detto in faccia come la “sua” comunità sia apertissima perché «tollera anche i deviati del BDSM», o quel pilastro dell’ambiente italiano che in queste settimane sta portando avanti una battaglia per discriminare i feticisti. Ci sono forum di dozzine di pagine dedicati agli «abusi e crimini sessuali» perpetrati durante eventi kinky dei quali gli accusatori dichiarano candidamente di non sapere nulla, perché non vi hanno mai partecipato. Abbiamo battaglie surreali fra fazioni di personaggi assolutamente convinti che la loro visione dell’eros sia l’unica accettabile, tipo quella fra i feticisti dei palloncini scoppiati e quelli che li mantengono integri, o fra furry asessuali, attivi… o nazisti. Potrei andare avanti con molti altri esempi, ma forse è meglio fermarsi qui.
L’elemento comune in tutte queste storie è proprio l’arroccamento assurdo su preconcetti insensati, basati su meccanismi che ho riconosciuto nei cospirazionisti trattati – con grande umanità, oltretutto – da Attivissimo. Torno a consigliarvi di ascoltarlo, perché le cose si identificano sempre più facilmente quando si incontrano fuori dal contesto al quale siamo abituati. Poi, disinnescare i pregiudizi da cui deriva tanta infelicità sarebbe davvero semplice. Basterebbe studiare un po’, se non sui miei libri almeno sulle decine di altri fatti apposta per comprendere meglio l’universo della sessualità. Le risposte, quelle vere, sono a portata di mano. Basta essere onesti con se stessi, e mettersi in discussione.

venerdì 21 agosto 2020

Un atto di fiducia


Nel momento in cui si fa kinbaku chi viene legato demanda una parte della propria libertà ad un’altra persona. Il top e il bottom stabiliscono dei limiti, ma nel fare kinbaku si avrà a che fare con sofferenza, eccitazione, contatto fisico; questo significa che non si può fare tutto quello che si vuole, ma che comunque ci si dà il mutuo permesso di avere un’esperienza intima e profondaAvere contatti sessuali oppure no, essere nudi oppure no, giocare con la sofferenza o essere più delicati…questi sono limiti; legare senza nemmeno toccarsi o come si legherebbe un pacco è giocare con le corde, non fare kinbaku. Nel bondage uno dei due partner si sottomette all’altro, alle sue corde; il bondage prevede l’immobilizzazione e la gestione del proprio corpo da parte di un’altra persona. Per fare questo è necessario una forte fiducia reciproca in modo da sapere che nessuno si approfitterà dell’altro, che non verranno superati i limiti che sono stati fissati e che ognuno conosce bene le proprie capacità tecniche e fisiche. Per questo è consigliabile legare e farsi legare da poche persone con cui costruire un rapporto di fiducia e conoscenza. Ci deve essere un momento di conoscenza, di prova, di informazione; si parla dei vari aspetti tecnici, si guardano libri e video, si parla, si fanno domande quali “possiamo provare questa legatura?” o “come lo esegui tu quel passaggio?” o “perché fai questa cosa?”; poi nel tempo si deve creare un rapporto per cui alla fine si può giocare affidandosi con fiducia al partner. Ecco che allora potranno emergere gli aspetti più intimi delle corde: la sottomissione, il controllo, la sofferenza, l’umiliazione, la vergogna. Servono tempo, dialogo e tanta voglia di mettersi in giocoTutto questo è un dono che due persone si fanno, liberamente, nel pieno rispetto di sé e dell’altro; un dono molto importante e che va trattato come una cosa molto preziosa.
Esposizione e vergogna
La sottomissione nel bondage non è semplicemente il farsi legare e demandare la propria libertà all’altro, non è solo stare in ginocchio o essere messa in posizioni scomode, ma è anche l’apprezzamento della sottomissione stessa, della vergogna, e la capacità di farlo capire al partner. La cultura giapponese è molto più formale di quella occidentale e il senso del pudore è molto più sentito: quando ad una modella giapponese vengono scoperti i seni o vengono messe in mostra le mutandine o le si fa notare che si sta eccitando, ella prova un senso di vergogna a cui noi occidentali non siamo abituati. Anche il lasciarsi legare per un occidentale non è fonte di sottomissione; per un giapponese, per il suo background culturale, è un motivo di un velato senso di umiliazione. Il poter cogliere queste sfumature culturali anche da parte di una persona occidentale offre sicuramente un approccio più profondo al nostro modo di fare corde in generale.

venerdì 5 giugno 2020



Su arte e Bdsm
Di: DowonNonMYKNees

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Ci sono cose che ad un occhio allenato sfuggono... e ci sono connessioni che solo la mente di un adepto di questo mondo può cogliere. Tengo a precisare che con questo scritto non voglio assolutamente erigermi a profonda conoscitrice del BDSM ma solamente condividere degli stimoli che oggi discutendo di una corrente artistica del 900 mi hanno colto di sorpresa e che mi hanno inaspettatamente eccitata. Che questo mondo fosse in qualche intrinseca maniera considerabile arte lo avevo già pensato: i ruoli e il rigore con cui si vivono, la bellezza del corpo vissuto come prezioso strumento e non solo come semplice oggetto del desiderio, l'adorazione di una slave verso il suo Padrone, le sadiche carezze di chi Domina e la musica dei gemiti di piacere misto al dolore di chi devoto subisce. Approfondendo la PERFORMANCE ART mi sono chiesta se certi artisti sapessero che le loro performance fossero ricollegabili ad alcuni principi fondamentali del BDSM. Prendiamo per esempio Marina Abramovic, artista serba che ha consacrato tutta la sua esistenza ad un’arte del corpo che sfidi e mostri i limiti morali e fisici della nostra razza. “Non ho mai voluto morire, ho solo voluto provare quanto lontano potevo spingere lo spirito del mio corpo”... di fronte a tale dichiarazione impossibile non pensare all'importanza che il BDSM dá ai limiti. In particolare una sua performance mi ha colpita: la "Rythm 0", che si svolse nel 1974, nella Galleria Studio Morra di Napoli. La donna restò per sei ore a completa disposizione del pubblico: fra lei e gli spettatori un tavolo pieno di oggetti, da fiori a strumenti di tortura e persino una pistola con un colpo. Chiunque era autorizzato, in queste sei ore, a fare tutto ciò che voleva all’artista con quegli oggetti, ferirla, muoverla, denudarla… Non era Marina il reale oggetto dell’opera, in mostra bensì erano le reazioni del pubblico, la sfrenata curiosità nel poter fare tutto senza conseguenze, il poter sbirciare dalla “serratura” di quelle sei ore la libertà e l’impunità. Dapprima le reazioni furono pacate fra chi faceva foto e chi qualche toccatina coraggiosa, ma dopo un’ora la curiosità ha prevalso e da lì l’istinto e la bestialità, l’emotività sfrenata e l’ebbrezza della scoperta. Marina venne denudata, ferita, palpata, legata,fra chi le asciugava le lacrime di dolore e chi le succhiava il sangue dal collo e, persino, chi le mise la pistola in mano poggiandole il dito sul grilletto. L’artista, in tutto questo, rimase passiva, muta eccetto i gemiti di dolore, “un burattino nelle mani del pubblico", come si definì lei stessa. Scadute le sei ore, iniziò a muoversi, a ricomporsi e a camminare con passo fiero fra la folla che l’aveva torturata. Valie Export, ecclettica artista austriaca, scandalosa e femminista, altamente provocatoria e anticonformista, é stata una delle prime ad usare il corpo femminile per mettere in discussione lo sguardo maschile. Con la sua performance dal titolo “Genitalpanik” del 1968, in cui entrò in un cinema a luci rosse a Monaco di Baviera coi pantaloni in pelle tagliati dall’inguine alle natiche che lasciavano il suo sesso bene in vista in tutto il suo fulgore, dalla grandi labbra al pelo, è riuscita ad evocare nella mia mente l'immagine di un'altera Mistress in grado allo stesso tempo di intimorire e innescare uno sfrenato dediderio. Scopro poi Vito Acconci che nelle sue performance chiamate "Trademarks" (marchi di fabbrica) del 1970 si morde tutte le parti del corpo raggiungibili dalla bocca così da lasciare un'impronta profonda e perfettamente distinta della sua dentatura sulla pelle. Le sue performance sono incentrate sull'uso del corpo come mezzo espressivo relativamente allo spazio in cui è situato. Le sofferenze rivolte al proprio manifestarsi fisico, le pubbliche umiliazioni e le pratiche masochistiche gli permettono di approfondire la conoscenza del proprio corpo. Un sapere che guadagna valore perché nasce dal dolore. Ed è proprio attraverso il dolore, in questo caso autoinflitto, che si ampliano i propri orizzonti percettivi.  Impossibile a chi vive questo mondo fatto di mille sfaccettature non pensare ai doni che un Padrone o una Mistress può lasciare sulla pelle del suo oggetto, come i graffi o gli stessi morsi... che diventano un timbro di possesso e allo stesso tempo un gioiello intimo da custodire finché il tempo della guarigione non lo cancellerà. E il potere del dolore di farci superare la concezione di noi stessi portandoci in una nuova dimensione. E per finire, la performance che incarna il principio forse più importante del BDSM: la fiducia.Il 19 novembre del 1971, alle 19.45, in una stanza della galleria F-Space di Santa Ana in California, un uomo è immobile, spalle al muro e di fronte a lui un amico, zitto. Vittima l’uno, carnefice l’altro, per pochi minuti appena: il gioco di ruolo in cui un giovane convinto dal suo amico artista si ritrova di fronte ad un fucile calibro 22 affidandosi totalmente a lui e a ciò che lui ha nella sua mente.L’artista dinanzi al suo amico dirige l’azione, mantenendo una flemma epica. “Sei pronto Bruce?”. Pronto. Ed ecco che posiziona l'arma, rallentando il tempo e contraendo lo spazio, vertiginosamente. Tra i due una coltre di non senso, o forse di eccessiva lucidità. Volontà, travestita d’incoscienza.Spara. Mira e non sbaglia. La morte in una frazione di secondi, poi la vita, feroce come una buco nel braccio.In questo sparo troviamo il coraggio di colui/colei che "segue" di andare oltre i propri limiti affidandosi completamente all'altra persona, e la capacità di chi conduce di testare il legame in sicurezza e con estrema consapevolezza.


giovedì 5 dicembre 2019

L'Intervista 
Hikari Kesho 


1) Alberto Lisi ,quali sono le dinamiche che l hanno condotta ad osservare e amare la cultura orientale?
Sono sempre stato attratto dalle arti marziali, ho praticato judo e karate e questo successivamente mi ha portato ad avvicinarmi alle filosofie di pensiero orientali, approcciando non solo la parte artistica ma anche quella spirituale. 
2) Ha memoria del suo primo approccio consapevole allo schibari?
Certo! Ho cercato di copiare una legatura sulla mia sventurata modella e musa del momento, che avevo visto facendo delle ricerche in merito, ovviamente con scarsissimo successo, dovendo slegarla immediatamente per il dolore inflitto sia dal tipo di legatura che di corde usati.
3) Tre sono le dimensioni da valutare a da vivere quando si parla di shibari : quella del creatore,il Rigger, quella della modella,quella dello spettatore. Signor Alberto Lisi ce le può illustrare ?
Il mio approccio artistico con lo shibari è più fotografico che performantico, per cui lo spettatore nel mio caso è il fruitore dell’immagine fotografica più che l’osservatore di uno spettacolo dal vivo, mentre Rigger e modella sono i creatori di un’opera che vive del suo momento ultimo, dell’istante finale in cui l’estetica raggiunge la sua massima espressione.
4) Potremmo associare lo shibari alla scultura?
Assolutamente si, è proprio ciò che spinge la mia ricerca artistica ad usufruire di questa tecnica: utilizzare le corde come mezzo per trasformare il corpo della modella in una vera e propria scultura vivente.
5 ) Come si dispiega tecnicamente la creazione di una sua opera?
E’ un processo abbastanza lungo, che parte dall’individuazione del soggetto, spesso frutto di un’ispirazione data da un luogo, da un’atmosfera o da una modella con particolari caratteristiche, poi c’è il progetto grafico, inteso come composizione che dovrà avere il soggetto all’interno della foto, la parte organizzativa e quella esecutiva, che comportano entrambi una serie di problematiche spesso aumentate dalla particolarità delle locations scelte.
6) Ottenuta la padronanza di tale disciplina,la quale comporta una notevole maestria,cosa ad Alberto Lisi preme di esprimere?
La bellezza, il fascino, l’erotismo…qualità che ritengo intrinseche nel corpo umano, nella fattispecie quello femminile che io prediligo, che cerco di immortalare e, se mai fosse possibile, esaltare con l’aiuto di luce e corde.
7) Quali sono le problematiche che incontra nella realizzazione di una sua opera?
Le problematiche variano a seconda del tipo di progetto: possono essere legate alla location scelta, alla situazione climatica, al carattere o emotività della modella o al suo stato d’animo al momento della performance, come anche alla luce più o meno favorevole, che di regola gestisco con l’ausilio di flash portatili e attrezzature varie per meglio plasmare il corpo della modella. Lavorare inoltre in luoghi pubblici all’aperto amplifica la tensione e mi carica di grande responsabilità nei confronti dei miei collaboratori che si prestano a situazioni sul filo della legalità. Tensione ed emozione non aiutano nemmeno la modella, che si trova esposta e vulnerabile in una situazione difficilmente controllabile, dovendo così affidarsi ciecamente alla professionalità mia e del mio staff.
8) Cosa cela lo scatto finale....cosa invece aggiunge a tutta la progettazione ?
Lo scatto finale è quello che, tra tutti quelli effettuati durante la sessione, maggiormente riassume ed esprime le emozioni che io e la mia modella avevamo in animo di esprimere, quando questo avviene l’intero progetto ha avuto ragione di esistere, al di là di esso ogni sforzo sarebbe stato vano.
9) Alberto,cosa prova quando sul finire della creazione immortala l immagine con i suoi scatti?
E’ un tripudio di sensi, è una gioia che pervade l’anima, una grande gratificazione dell’ego .
10) Normale operazione e' fotografare lo schibari eseguito,ma per lei tutto cio' ha un significato diverso, le qualità  eclettiche del suo spirito artistico le permettono di dilatare il ''possesso'' della sua creazione.....lei la esegue ,lei la fotografa , stimolante ,impegnativo ,e' un processo per lei assolutamente naturale o una esigenza?
Direi entrambi, mi viene in modo assolutamente naturale dato che nasce dall’unione di due grandi passioni: la fotografia che mi accompagna da tutta una vita e lo shibari che pervade le mie ricerche artistiche da circa 15 anni. Allo stesso tempo è un’esigenza data dalla mia abitudine professionale, prima ancora che di artista, di creare da me i soggetti che vado a fotografare. Nella moda scelgo lo styling, il look, il trucco, pose ed espressioni della modella più adatti a trasmettere il messaggio che voglio esprimere, era una logica conseguenza che nelle mie foto artistiche fossi io a creare il soggetto seguendo le mie emozioni e non interpretando quelle di qualcun altro.
11) Studio dell ambientazione,consapevolezza della struttura del corpo umano , conoscenza tecnica delle legature , dove si proietta maggiormente la sua attenzione?
Paradossalmente quello di cui mi curo meno è la tecnica delle legature, che ripeto per me rappresentano un mezzo e non un fine e che devono principalmente contribuire all’estetica finale. Ovviamente non prescindo dall’aspetto funzionale per ragioni di sicurezza della modella .La rappresentazione dell’estetica scultorea di un corpo e un adeguata ambientazione che ne esalti ancor di più le caratteristiche sul piano emotivo, sono gli elementi su cui più mi concentro.
12) Le diverse tipologie di legatura sono maggiormente delle soluzioni strutturali o simboliche?
Direi “grafiche”, di strutturale c’è il minimo indispensabile per il sostegno della modella, per il resto cerco soluzioni le cui linee traccino percorsi equilibrati e gradevoli all’occhio, come del resto impone la filosofia di pensiero giapponese.
13 ) Le sue realizzazioni che tipo di evoluzione, a suo parere, hanno perseguito?
La più palese è il passaggio dallo studio all’esterno: nella prima fase ero più concentrato sulle corde, avevo bisogno di sperimentare, imparare e la tranquillità dello studio ben si confaceva allo scopo, ma poi in seguito la possibile ripetitività degli sfondi, l’aspetto asettico e poco realistico che ne risultava, non mi bastava più, avevo bisogno di collocare le mie “sculture” in un ambiente che avesse anch’esso qualcosa da raccontare, qualche emozione da esprimere…
14) Quale fra i sui scatti fotografici mi propone come sunto della sua esperienza ?
Sicuramente quello fatto a Venezia in piazza S.Marco, è quello in cui maggiormente si riassumono e si esprimono nel giusto equilibrio, tutti gli elementi che desidero in una mia foto.
15) Alberto nel futuro ,questa sua passione in che contesti si proietterà?
La linea che in questo momento mi stimola di più è quella delle performance artistiche un po’…azzardate, che sfociano nella realizzazione di uno scatto spesso irripetibile, come appunto quello realizzato a Venezia, devo solo individuare chi farà da sfondo alla mia prossima creatura…S.Pietro? la Torre Eiffel?

Giovanni Piccirilli
    Vanessa Scamarcia


Interview – Hikari Kesho

1) Alberto Lisi, what has driven you to look into and, at one point, fall in love with oriental culture?
I have always been attracted by martial arts, I have practiced judo and karate to the extent that I began to get involved with oriental philosophy, approaching not only the artistic side but also the spiritual one.   
2) Do you remember your first conscious approach to shibari?
Of course! While doing some research I came across a tie which I tried to copy on my unfortunate model, my muse at the moment, obviously with very little success. I had to untie her rapidly for the pain that both the tie and the type of rope used were causing.
3) There is a 3D approach when speaking about shibari : the creators point of view, otherwise known as the Rigger, the model and the spectator. Mr. Alberto Lisi, would you like to explain?
My artistic approach with shibari is more photographical than performant so in my case the spectator “uses” the image rather than assisting to a live performance act, while Rigger and model are the creators of a work which takes nourishment from its very last moment, that final instant in which aesthetics meets its highest form of expression.
4) Could we associate shibari with sculpture?
Absolutely, it’s what drives my artistic research to the use of this technique : using ropes to transform and enhance the body of the model as if it were a true living sculpture.
5 ) How does the creation of your work evolve from a technical point of view?
It’s a relatively long process, which starts with identifying the subject, often motivated by an inspiring location, an atmosphere, a model with particular characteristics. Successively there is the graphical project, in the sense of how the subject should be composed inside the photo. Last but not least, the organization and the execution which both bring a number of issues, often increasingly so due the choice of “original” settings.
6) Having obtained mastery in this discipline, which requires a good amount of competence, what does Alberto Lisi want to express?
Beauty, fascination, eroticism …. those qualities which are innate in the human body, more precisely a woman’s body which I prefer, which I try to capture and, if ever possible, enhance with the help of light and ropes.
7) Which are the difficulties you come across in the creation of your masterpiece?
The difficulties vary depending on the kind of project : they can be linked to the setting we choose, climatic conditions, character and emotionality of the model or her state of mind at the moment of the performance, as well as the light which may be more or less favorable, which I usually control with the help of portable flash units and other equipment to better mould the body of the model. Working outdoors, in public places increases the tension and loads me with responsibility towards my crew which accept to work in situations which are often at the limit of legality. Tension and emotion don’t help the model, which is exposed and vulnerable in difficultly controllable situations, having to rely blindly on my professionalism as well as that of my staff.
8) What hides behind the final click …. What does it add to the project?
The final click is the shot that amongst all the ones taken during the session mostly represents and expresses the emotions that my model an myself were craving to share. When this happens the whole project stands, without it all efforts are vain.
9) Alberto, how does it feel when towards the end of the creation you capture the image with your shots?
It’s overwhelming, a joy which penetrates the soul, a big gratification for my ego.
10) Shooting performed shibari is a normal operation, but all this has a different meaning to you, the versatile qualities of your artistic spirituality allow you to extend the “possession” of your creation …. You create it, you perform it, you shoot it, stimulating, demanding, is it a normal process for you or is it a need?
I would say both, it comes natural because it blends two big passions : photography which is a part of all my life and shibari which permeates my artistic research since 15 years. At the same time it is a need driven by my professional inclination, yet before the artistic one, to create my own subjects. In fashion I choose the styling, the look, the make-up, the poses and expressions of the model which from my point of view are more appropriate to transfer the message I want to convey.  It was a logical consequence that in my artistic photos I should be the one in charged to create the subject following my emotions rather than interpreting someone else’s.
11) Location, consciousness of the body structure, technical knowledge of the ties, what is your attention mainly focused on?
Strangely enough what I take less care about is the tying technique, which represent for me a means and not the  purpose and which must basically contribute to the final aesthetics. Obviously I don’t withdraw from the functional aspect for safety reasons. The representation of the sculptural aesthetics of the body and an adequate setting which enhances even more it’s characteristics from an emotional point of view are the elements I mainly concentrate on.
12) The different types of ties are mainly structural or symbolic solutions?
I would define them as graphical, there is a minimum amount of structure required to support the model, for the rest I look for solutions with lines that track well-balanced and eye catching paths, as required by the Japanese school of thought.

13 ) Which type of evolution have your works had?
The more evident one is from indoors to outdoors: at an early stage I was more concentrated on the ropes, I needed to experiment, to learn and the quiet of the studio was perfect for this. Successively however the repetitively of the background, the impersonal and unrealistic aspect which resulted was not sufficient any more, I felt the need to collocate my “sculptures” in a living frame which could contribute and which could also transmit and express emotions …..
14) Which one of your pictures would you choose as a summary of your experience?
Surely the one in Venice, Piazza S. Marco, it’s the one in which all the elements I wish to see in a photo are resumed and expressed with the correct balance and proportion.
15) Alberto, in which context will this passion evolve in the future?
The line which at the moment gives me greater satisfaction is the one which involves “risky” artistic performances, which grant you that one-off shot, like the one in Venice. I only have to imagine which will be the setting for my next creation …. S. Peter’s – Rome? The Eiffel Tower – Paris?

Giovanni Piccirilli
Vanessa Scamarcia

                     Traduzione Barbara Schmidt

mercoledì 16 ottobre 2019


Stiamo lavorando sul sito di primo dominio: Www.bdsmcultura.com 

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