mercoledì 28 novembre 2018

Quindi tu vuoi essere una schiava: la realtà




Di miria hunter 
traduzione in italiano di JedriK 

Ho deciso di scrivere questo articolo perchè ho visto molte sottomesse entrare nello stile di vita aspettandosi che ogni cosa sia come in un sogno e perfetta. Non voglio rovinare i sogni di nessuno, o sviarle da questa attività, ciò che voglio è spiegare come stanno veramente le cose. Essere una schiava può essere, e per me è, una vita meravigliosa. E' tutto quello che io volevo che fosse. E' anche più di quello che mi aspettassi, e se qualcuno mi avesse spiegato la realtà prima della mia decisione, questo avrebbe reso la mia transazione molto più semplice. Ai fini di questo articolo, parlerò di problematiche legate al fatto di essere una schiava 24/7. Questi commenti sono dal mio punto di vista, che è quello di una femmina schiava con maschio Master. Dicendo questo non voglio escludere le Dominatrici o gli schiavi uomini. Per loro io non posso commentare in base ad esperienze personali. Tutto questo è solo il mio punto di vista da una esperienza reale.

In primo luogo, ci sono alcune cose che tu devi scoprire per te stessa e su te stessa. Vuoi essere in questo tipo di relazione 24 ore ogni giorno e 7 giorni ogni settimana? Forse vuoi essere in questo tipo di relazione solo durante delle scene. Forse vuoi interpretare una parte solo durante certi periodi di tempo. Ci sono molti modi in cui questo può essere fatto, ma devi capire quello che è giusto per te.

In secondo luogo, è necessario imparare ad essere onesta con te stessa. Capire che cosa farai e che cosa non farai e che cosa "forse" farai. Cerca dentro di te quello che vuoi veramente, e quando lo trovi, sii onesta con chiunque ti parli. Non accettare di fare qualcosa a lungo termine che tu sai che non sarai in grado di completare. Poniti alcune domande difficili. Il resto di questo articolo ti darà aspetti da contemplare per poter basare le tue decisioni sulla realtà e non sul sogno di qualcun altro di come dovrebbe essere.

Sei disposta a cedere il 100% del controllo della tua vita a qualcun altro? Le schiave 24/7 fanno questo. Fare un gioco di ruolo, interpretare una parte, significherebbe entrare in questo rapporto solo per un tempo concordato in cui il Padrone avrebbe il controllo totale. Una volta che la scena è finita, tutto torna alla normalità.

A te piace la musica country? Forse tu ami il Rock and Roll. Considera questo. Al Padrone che ti impone il collare piace solo la musica classica o un altro tipo di musica che a te non piace. Sei pronta a rinunciare a scegliere ed ad ascoltare solo la sua musica? Questo tipo di sacrificio può applicarsi a tante altre cose di cui attualmente tu godi. Per quanto mi riguarda, io amo vecchie canzoni d'amore di ogni tipo, e il mio Maestro è nell' Hard Rock. A causa delle Sue preferenze, io raramente ottengo di ascoltare le mie canzoni. Ma, quando  sono una brava ragazza, a volte, lui mi permette di ascoltare la mia musica, fintanto che ho eseguito i miei compiti assegnati e le faccende che mi competono. Si noti, ho detto "mi permette di". Qualcosa di semplice come l'ascolto della radio è una ricompensa per me. Non è scontato che ti sarà permesso di godere anche solo questo piccolo piacere ogni volta che lo desideri. Queste limitazioni si possono applicare a molti settori della tua vita, come la TV, le scelte di cibo o di amici, un po' ovunque e a qualsiasi cosa! C'è un certo stile di abbigliamento che ami? Certi colori e profumi che non puoi fare mai a meno di indossare? Se il Padrone non li approva, indosserai uno stile completamente diverso, con colori che non ti saresti mai sognata. Lui può decidere i vestiti per te ogni mattina. Sei preparata a rispettare felicemente le Sue scelte? Se Egli ti ha chiesto di indossare qualcosa di molto striminzito per andare in qualche posto semplice come un negozio di alimentari, riesci a fare questo senza esitazione? Io sono fortunata dato che il mio Padrone mi permette di scegliere i miei vestiti la maggior parte del tempo. Ma in qualsiasi momento, se dovesse decidere che Lui vuole che io indossi qualcosa di diverso, io mi cambio immediatamente. Fidati di me, Lui questo diritto lo esercita. Ho imparato a chiedere sempre a Lui ciò che Egli vuole che io indossi, se andiamo in un posto speciale.

Sei pronta a cambiare il tuo taglio di capelli, la lunghezza o il colore per compiacere il Padrone? Tutti questo apparterrà a Lui una volta che accetterai il collare, come sarà anche per tutto quello che una volta apparteneva a te. Non possederai più nulla di tuo. Dal momento in cui tu prenderai il Suo collare, tutto sarà Suo. E non sarà più la "tua" auto o i "tuoi" vestiti, ma i "Suoi", in prestito a te come Egli meglio crede. Se Lui dovesse scegliere così, non ti sarà permesso di indossare nessun vestito. Questa sarà una Sua scelta, non tua. Ricorda, tu hai rinunciato a ogni diritto di fare queste scelte da sola.

Hai una poltrona preferita, o un certo modo in cui ti piace sederti o camminare? Il tuo Padrone deciderà se ti siederai su una sedia o sul pavimento. Egli potrà dire se devi incrociare le gambe, o se ti siedi a gambe spalancate. Tu dovrai chiedere il permesso anche solo per salire sul letto, o per stare seduta su una sedia. Alla maggior parte degli schiavi è concesso un cuscino sul pavimento per il quale non è necessario che chiedano il permesso di sedercisi sopra, ma poco altro. Sarà anche necessario il permesso per mangiare a tavola con il Padrone.

E' stata una lunga giornata al lavoro. Arrivi a casa e non vuoi altro che rilassarti in una vasca e andare a letto presto. Beh, non ti sarà possibile. Essere stanchi, malati, o semplicemente di cattivo umore, non ti esenta dalle mansioni a te richieste. Tu sei sempre tenuta a farle: preparare il Suo pasto, e andare a letto quando Egli dice di farlo. Ritirarsi per dormire di solito si verifica in un tempo prestabilito, anche se non sei pronta ad andare. Non ci sarà un "sono troppo stanca" o un "non mi sento bene": niente del genere. A meno che il Padrone non ti abbia dispensato dai tuoi compiti e incombenze, rimarrai sempre responsabile nel garantire che i suoi bisogni e desideri siano pienamente soddisfatti: non importa quali siano questi bisogni e desideri. Il tuo compito è di informare il tuo Padrone del tuo stato di salute fisica. Uno dei tuoi compiti principali sarà quello di curare e proteggere i Suoi possedimenti. Tu sei il possedimento più pregiato che Egli possiede. Finché fai in modo che il tuo Padrone sappia come ti senti, Egli farà in modo che le tue attività siano adeguate alle tue capacità.

Molte arrivano a questo stile di vita perché cercando di essere usate sessualmente, per servire il Padrone in ogni Suo capriccio, e non hanno mai preso in considerazione altri aspetti. La parte principale di essere una schiava è di essere al servizio del vostro Padrone e non di essere servite voi stesse. Tuttavia, essere disponibili a Lui in ogni momento è anche una aspettativa non detta. La vecchia scusa "non stasera caro, ho mal di testa" non funziona in un rapporto D/s (Dominazione/sottomissione). Al fine di fornire a Lui il piacere, devi anche esprimere a Lui il tuo piacere nel momento in cui lo provi. Non fare mai sentire al tuo Padrone che questo è un lavoro per te: qualcosa che preferiresti non fare, che fai solo perché devi. Se il Padrone ti dice di fare qualcosa, non sta a te interrogarLo. Ti sarà chiesto di rispondere senza fare domande. In un secondo momento (se questo è consentito nel vostro rapporto), puoi chiedergli il permesso di parlare a un livello di parità. Se Egli da il permesso, questa sarà la tua occasione per porre le tue domande. Tuttavia è importante che tu chieda in un modo tale da non mettere in discussione la Sua autorità, ma allo stesso tempo riuscire a soddisfare la tua curiosità.

Tu senti che essere una schiava significa essere costretta, forzata in schiavitù? Pensi di non potere fare questo se non ci sei costretta? Ripensaci. Le Schiave entrano in questo tipo di rapporto di loro spontanea volontà. Questi non sono i giorni della schiavitù forzata, è una questione di scelta. La tua! Tu sei quella che decide di trasferire il tuo stesso potere al tuo Padrone. Tu farai questo, non perché sei costretta ad obbedire, ma perché tu stessa hai la necessità di farlo. Sì, durante il corso della vostra relazione ci saranno volte in cui sarai costretta a fare qualcosa, ma non sarà mai qualcosa che va contro ciò che sei. Il tuo Master può ritenere che obbedire a questo particolare comando ti aiuterà a crescere come la miglior persona che puoi essere, oppure che ti aiuterà a uscire da una inibizione che hai.

Come è il tuo carattere? Perdi velocemente il tuo autocontrollo quando sei agitata? O sei una persona rilassata, accetti qualsiasi cosa, e poi metti il broncio perché i tuoi sentimenti sono stati feriti? Un Padrone non vuole avere uno zerbino per schiava, né ha voglia di farsi dire come le cose dovrebbero essere. Imparare come e quando dire le cose diventerà molto importante nel vostro rapporto. Se non dici al tuo Padrone quando qualcosa ti dà fastidio, allora non hai alcun diritto di essere offesa. Per quanto meraviglioso e onnipotente Egli possa sembrare, Egli non legge nella tua mente: a meno che tu non gli parli, lui non sa. La chiave, come ho detto un attimo fa, è nel modo in cui glieLo dici.

La tua autodisciplina è molto importante in questa relazione. Hai la tendenza a rimandare le cose fino all'ultimo momento possibile? Non potrai fare questo quando sarai di Sua proprietà. Ci saranno lavori e compiti che il tuo Master ti assegnerà che Egli si aspetta che siano fatti nei tempi previsti da Lui, non da te. La volontà e i bisogni del tuo Padrone saranno messi prima dei tuoi. L'autodisciplina è simile all'autocontrollo. La tua capacità di seguire e di completare gli incarichi dati dal tuo Padrone sarà molto importante. Come schiava, ti sarà necessario essere in grado di controllare le tue azioni abbastanza bene da essere in grado di rimanere entro i limiti stabiliti per te da Lui. Se Egli dice che non puoi fare qualcosa, semplicemente non puoi. Farla lo stesso, e non dirGli nulla, non la fa diventare una cosa giusta da fare. Nel caso di un rapporto schiava/Padrone, ciò che Lui non sa PUO' fare del male a te, così come può fare male al rapporto che avete lavorato così duramente per costruire. Anche un semplice "bugia bianca" può distruggere la fiducia così necessaria per stabilire realmente questo tipo di rapporto. 

Per quanto riguarda le cose che tu vuoi e le cose di cui hai bisogno: sai quale è la differenza tra le due? Se no, ti raccomando caldamente di capire quale è questa differenza prima di entrare in servitù. A volte le due sono difficili da distinguere, ma diventa importante che tu lo faccia. Il tuo Master garantirà che ci si prenderà cura di tutti i tuoi "bisogni", ma sarà Lui che permetterà o meno i tuoi "voglio", a Suo piacimento. I bisogni sono le necessità della vita che sono indispensabili per permetterci di rimanere mentalmente e fisicamente sani. Essi ci permettono di crescere emotivamente e spiritualmente. Se si riesce a sopravvivere senza qualcosa, allora è un voglio. I voglio di solito sono dati come premio per una buona condotta.

Per essere una schiava, ci saranno molte cose che devi imparare ad accettare dentro di te ed a cui devi adattarti. Il tuo scopo primario nella vita sarà quello di occuparti del piacere del tuo Padrone (sia mentalmente che fisicamente) in qualsiasi modo Egli desideri. Per fare questo, tu dovrai imparare bene come è il tuo Padrone. Trova ciò che piace e ciò che dispiace a Lui. Con questo, non intendo solo sessualmente. Imparerai che il sesso è solo una piccola parte del vostro rapporto. Impara ad anticipare ogni sua esigenza e desiderio, senza essere invadente. I suoi bisogni e desideri comprenderanno stimoli intellettuali, il piacere fisico, il supporto emotivo, e molte altre cose uniche di Lui. Ricorda - fisico non è uguale sessuale. Il piacere fisico può includere, ma non è limitato al, toccare, ai cibi preferiti, ai vestiti ed ai colori per esempo. Sarà il tuo lavoro assicurarti che i suoi piaceri fisici siano soddisfatte in ogni modo. Pensa ai cinque sensi, e rendi il Suo ambiente piacevole per tutti e cinque. Non dimenticare mai - la cosa più piacevole nel Suo ambiente dovrresti essere tu.

Come sua schiava, spetterà a te capire cosa piace al tuo Padrone. Lui non dovrebbe chiedere sempre le cose più semplici - tu dovresti averle imparate. Se il Suo bicchiere è vuoto, lo riempi silenziosamente e discretamente. Ricorda, stai facendo questo per il Suo piacere, non per il tuo. Solo perché Lui non si accorge e non ti loda non vuol dire che tu lo stia facendo nel modo sbagliato. Guarda il Suo sorriso. Lui è tranquillo? Se Lui sembra felice e contento, allora hai fatto bene, e dovresti crogiolarti nella Sua soddisfazione. Ricorda sempre che tu fai questo per Lui e non per la tua soddisfazione. La tua felicità dovrebbe provenire dal servire Lui e dal Suo essere felice.

Come ho detto all'inizio di questo articolo, non sto cercando di spaventarti o di scacciarti dal mondo della D/s. Il mio obiettivo è fare in modo che, quando entri nel nostro stile di vita, tu lo faccia con gli occhi spalancati, ben sapendo cosa aspettarti. La strada non sarà facile. Dovrai reimparare molto di quello che una volta davi per scontato: cose che fai senza pensare, come semplicemente sedere su una sedia. Queste sono abitudini a cui nemmeno più pensiamo. O meglio, non ci pensiamo fino a quando non troviamo un Padrone.

Ogni altra cosa che tu hai imparato prima di leggere questo articolo è probabilmente vera. Essere una schiava è una vita meravigliosa: una in cui si prendono cura di te. La maggior parte delle decisioni (NdT: nella vita in generale) sono fuori dal tuo controllo e da quello del tuo Padrone. Ma molte scelte staranno ancora a te. La maggior parte dei Padroni vuoi una schiava che è intelligente, ha un senso dell'umorismo, e una volontà propria. Non c'è piacere nel possedere uno zerbino che sta solo immobille o che è solo calpestato. Lui si annoierà molto velocemente. Essere sé stessi è il miglior consiglio che mi è mai stato dato, e ho trovato che questo è assolutamente vero per me.

Troverai che essere una schiava è tutto quello che hai sognato e molto di più se entri in questa vita sapendo qualcosa di più di cosa aspettarti. Se tu vuoi essere in questo stile di vita, ti accorgerai che, dove una volta solo camminavi attraverso la vita, ora volerai ad un palmo da terra. Parti di te che non sono mai state complete diventeranno intere. Nel cedere il controllo, io ho trovato la libertà: la libertà di trovare e di essere la persona che sono dentro di me.

La mia speranza è che, dopo aver letto questo articolo, tu sarai in grado di fare una scelta più consapevole riguardo l'entrare in questo stile di vita. Non dimenticate mai che uno dei requisiti più importanti per questo stile di vita è l'onestà. L'onestà con te stesso per prima cosa. Tuttavia, ti accorgerai che questo non è così facile come sembra. Una volta che si impara a fare questo, ti troverai in pace e in grado di entrare nella tua servitù con la mente più lucida, sapendo dove sei e dove vuoi essere. Quando accetti il collare di un Padrone, rinunci a tutti i tuoi diritti. I tuoi amici, la tua vita - nulla resterà tuo. Essere una schiava significa rinunciare a molto di più di quanto rinunceresti se tu fossi solo una sottomessa. Rinunci a tutti i diritti nella tua vita. Schiava non è solo una parola, è un modo di vita, una azione ben definita.

Stai bene, amica mia, e spero che questo stile di vita ti piaccia tanto quanto io ho imparato ad amarlo.

© 2000 miria_hunter@softhome.net
Chi volesse usare questo articolo sul suo sito può farlo finche il mio nome e indirizzo di posta elettronica rimangono indicati.

lunedì 5 novembre 2018


Stiamo lavorando sul sito di primo dominio: Www.bdsmcultura.com 

Il blog resterà attivo. Grazie per la vostra collaborazione e, soprattutto, per la costanza con la quale ci dimostrate interesse, rendendo possibile, la realizzazione di questo progetto.

Giovanni Piccirilli



Giovanni Piccirilli
bdsmcultura@gmail.com

sabato 29 settembre 2018

““Nipple play” e “Nipple torture””
di Tormassy




Il Nipple play è un modo di rendere i capezzoli, già di per sè particolarmente sensibili ancor più sensibili ed erogeni al tocco. 
La Nipple torture consiste nel procurare in ambito erotico sadomaso dolore e piacere insieme. 
La pratica può riguardare tanto i capezzoli femminili quanto quelli maschili. La stimolazione può essere fatta 
con le dita: tastando, solleticando, tirando leggermente o con forza, massaggiando, stringendo, strizzando, torcendo; 
con la bocca: leccando, succhiando, mordicchiando, mordendo; 
con strumenti e oggetti quali morsetti, mollette, anelli dentati, elettrodi e elettrostimolatori, vibratori, elastici, aghi, aspiratori per succhiare, frustini da dressage, canne e nei casi più hard core ganci...
con sostanze quali olio alla menta, colluttorio forte, zenzero, peperoncino, olio essenziale di menta o di timo, ghiaccio, cera calda...
Tutto ciò incrementa la sensibilità dei capezzoli e produce l’effetto della sottomissione sub dominazione 
In tutte queste pratiche è necessario che il dom usi molta prudenza e gradualità, concedendo ogni dieci- quindici minuti una certa pausa tra una stimolazione e l’altra, variando le tecniche e gli strumenti, questo per non inibire la sensibilità e soprattutto per permettere l’irrorazione dei capezzoli dai vasi capillari.
Attenzione, la rimozione dello strumento di costrizione è la fase che procura il dolore più intenso. Il capezzolo va perciò subito “curato” al termine della stimolazione: baciato, leccato, massaggiato delicatamente e, nel caso di un uso di sostanze, lavato con sapone e abbondante acqua tiepida. La sensibilità così intensificata del capezzolo intensa durare da poche ora a qualche giorno, ed è possibile che si formino su di esso delle crosticine temporanee dovute alle abrasioni della superficie che i trattamenti hanno provocato. 
Le pratiche di tortura ai capezzoli non dovrebbero mai protrarsi troppo a lungo, ed è molto importante prestare attenzione ad ogni sintomo di fastidio o dolore eccessivo, soprattutto nel caso il capezzolo mostri una colorazione o un gonfiore innaturale. Ogni pratica in quel caso va interrotta immediatamente. 
Da ricordare che è sempre bene:
Tenere sotto controllo la circolazione del sangue e i sintomi di addormentamento della pelle (cessata sensibilità); 
Tenere sotto controllo le reazioni e rimuovere immediatamente quanto applicato se il capezzolo inizia a mostrare segni di anomalia (gonfiore, colore).
Alleviare la pressione ogni 15/20 minuti in modo da ripristinare la piena circolazione del sangue;
Avviare i principianti con strumenti regolabili 
Usare molta gradualità nell’intensificare il gioco.
Può giusto sapere che studi recenti hanno dimostrato come stimolare i capezzoli attivi l’area della corteccia cerebrale di una donna che gestisce l’eccitazione in generale e quella delle sue zone genitali in particolare, al punto che l’1% delle donne può raggiungere l’orgasmo tramite la sola stimolazione del capezzolo. Nei maschi l’eccitazione non è molto minore.

lunedì 27 agosto 2018

Il Bondage e i suoi fratelli: tutto quello che c'è da sapere sulle pratiche erotiche del BDSM



Dal Bondage allo Shibari, il variegato universo del BDSM per vivere nuove esperienze e rafforzare la complicità con il partner.BDSM: che cosa si cela dietro l’acronimo di Bondage e Disciplina (BD), Dominazione e Sottomissione (DS), Sadismo e Masochismo (SM)? dell'Un macrocosmo di almeno un centinaio di pratiche e situazioni erotiche che, lontane da considerazioni moralistiche e patologie mentali, toccano solo incidentalmente la sfera della sessualità. La ricerca di sensazioni fisiche molto forti che possono arrivare fino al dolore, l’assunzione di un ruolo specifico tra adulti consapevoli e consenzienti e l’eventuale uso di strumenti appositi come i sex toy, riassumono la vera dichiarazione d’intenti. Il fine ultimo non è solo quello di raggiungere il personalissimo acme passando dalla classica soddisfazione eros ma è quello di esplorare e vivere un forte appagamento mentale con la realizzazione di particolari fantasie e bisogni che alimentano il desiderio.

B come Bondage, visto come tecnica che lega, costringe e riduce in volontaria schiavitù tramite corde o strumenti appositi. D come Dominazione, che si si riferisce al piacere di pilotare le sensazioni e la volontà del partner, disciplinandolo anche attraverso le imposizioni di regole e punizioni. S come Sadismo: qui privo di ogni sulfurea e negativa connotazione, è una filosofia che mette alla prova sé stessi e il partner in uno scambio di emozioni fisiche forti e coinvolgenti senza recare sofferenze non concordate. M come Masochismo in cui si sceglie di ampliare il proprio bagaglio sensoriale tramite stimoli che provocano dolore o umiliazione ma che donano in realtà intensa soddisfazione. L’attrazione per la controllata sofferenza volontaria e inflitta è una delle tante motivazioni che si inseriscono nella messa in scena di questa prassi relazionale, non ultima la questione del potere tra dominatore e sottomesso. Contrizione e dominio, dottrina e appagamento dirigono quindi i desideri oscillanti degli amanti del genere che convivono in modo totale o solo episodico le proprie pulsioni tra tormento, estasi fino al sublime grazie alla produzione abnorme di endorfine, i neurotrasmettitori del piacere. Il confine tra normalità e anormalità nella sfera sessuale umana è piuttosto labile: gli attuali studi di natura medica e psicologica fanno oramai un doveroso distinguo tra il disturbo parafilico e le parafilie. Nel disturbo parafilico l’intenso, persistente stimolo verso una sessualità atipica viene vissuto con disagio e incapacità a controllare le proprie pulsioni in situazioni quotidiane; nelle più rassicuranti parafilie tali pulsioni erotiche appartengono a soggetti perfettamente consci e in pieno accordo con i propri bisogni. La folta comunità BDSM ricerca quindi una sessualità appagante che ingloba rituali che attivano l’eccitazione tramite l’oscillazione tra sofferenza e passione, prive di problematiche derivazioni. Questo sereno sperimentare si lega quindi a oggetti specifici del mondo del Bondage e delle discipline sadomaso, che possono assumere diverse sfumature.Le differenze nel BDSM non sono mai così nette: lalgolagnia o algofilia, la propensione al dolore, ottiene la propria soddisfazione ricercando la sofferenza fine a sé stessa, puramente fisica e non psicologica che risponde a stimoli meccanici come le frustate, la cera bollente sul corpo, le sculacciate e così via. Nelle connotazioni masochistiche, invece, accanto all'afflizione materiale coesistono desideri di sottomissione e dipendenza da un soggetto dominante, il quale vive la propria soddisfazione attraverso il controllo e l'ordine. Non tutte le varietà BDSM portano obbligatoriamente a soffrire: tra le tre categorie solo il sadomasochismo richiede in modo specifico e voluto tale finalità mentre la dominazione e sottomissione possono avere soddisfazione reciproca anche senza arrivare al senso di umiliazione o spasimo.
https://www.foxlife.it/2018/03/10/bondage-bdsm-guida/

Sadistique!




Se la fine delle ferie è un po’ un peccato… abbiamo la soluzione giusta per espiarlo!  Domenica 2 settembre, dalle 15 alle 20 il più grande evento BDSM d’Italia riapre le porte a Milano con un tema scandalosamente curioso. Questo mese Sadistique sarà dedicato alle Sante Perversioni: tutti i modi con cui si può sorridere dei fanatismi religiosi e del modo in cui culti pseudoascetici di tutto il mondo nascondano fra i loro riti idee piuttosto eccitanti per chi apprezza l’erotismo di dominazione e sottomissione. Perché, certo, ci sono i martiri cristiani; ma non dimentichiamo le avventure sconce delle divinità greco-romane, i rituali erotici indiani; i culti sessuali dell’Africa, l’eros inquietante della santeria centroamericana, le torture mistiche dei sacerdoti Inca e di quelli nativo-americani… l’elenco non finirebbe più! Per questo abbiamo preparato come sempre una gallery da cui trarre le prime ispirazioni, ma siamo sicuri che la vostra fantasia saprà creare outfit ancora più sorprendenti. Come sempre il gioco di seguire il tema suggerito è solo un’aggiunta opzionale al dress code tipico di questo party… però consente di avere più probabilità di conquistare i due ingressi in palio per chi si farà fotografare con il migliore look a tema!
Inoltre, al Sadistique di settembre troverete:
  • Il rinnovato sound design di Severin ad accompagnare tutto ciò che accade nell’area di gioco principale
  • Una mostra fotografica antologica con i migliori scatti dagli ultimi anni di Sadistique. Ci sarete anche voi fra i ritratti?
  • Una MasterClass molto intensa sul sangue nelle pratiche BDSM, tenuta da SadicaMente
  • Il set fotografico dove potrete farvi ritrarre da FudeSan
 …e naturalmente attrezzature di altissimo livello, un ambiente sicuro e ideale, e soprattutto tante altre persone appassionate di eros estremo con cui parlare, fare amicizia e giocare. 
 Ricorda inoltre che Sadistique offre una riduzione di 10 euro sull’ingresso a tutte le persone sotto i 30 anni!
 Ci vediamo in via Mondovì 7 a Milano: per qualsiasi dubbio, trovi tutte le informazioni necessarie sul sito ufficiale della festa. A presto!
 Vuoi rimanere aggiornato sui prossimi eventi? Iscriviti alla mailing list ufficiale su http://eepurl.com/cjdhAf

martedì 14 agosto 2018

“Deleuze, Masoch vs McDonalds's BDSM”



Ci sono parecchi motivi per parlare di Deleuze e Von Masoch oggi, oggi che il web ha abbattuto, ma solo apparentemente, i confini dei possibili approfondimenti, impachettandoli in comodi fai da te firmati google. Ma soprattutto il sadomasochismo stesso (inteso come collezione di individui che lo praticano), quello che rappresenta, forse lontano da quello che è stato, forse lontano da quello che è, sembra sempre di più ignorare una parte fondamentale della sua storia, preferendo il consumo facile,veloce e pressappochista di un’informazione in tipico Mc Donalds’s style. E quando diciamo fondamentale intendiamo davvero fondamentale, imprescindibile, quanto è vero che la parola sadomasochismo per metà è composta dall’ismo di Masoch, ma è stata proprio questa parola ad essere messa in discussione negli anni '60 da un filosofo francese.

Facciamoci del male
Gilles Deleuze, cresciuto all’ombra delle lezioni parigine sulla fenomenologia hegeliana di Kojéve (che tanto influenzarono il pensiero surrealista ed esistenzialista di grandi autori dell'epoca, come Bataille, Klossowki, Blanchot, ecc. ), scrisse nel 1967 “il freddo e il crudele” riabilitando, per la prima volta, l’opera di Von Sacher Masoch (dopo che i suoi eccellenti "colleghi" avevano fatto altrettanto con De Sade) e con essa anche il masochismo stesso, liberando così lo scrittore galiziano dal pregiudizio di stampo psicanalitico-psichiatrico nato con Kraft Ebbing.
Nel suo saggio Deleuze individua la non specularità tra sadismo e masochismo, definendo le due “perversioni” come appartenenti ad universi totalmente diversi, anche se spesso contaminati l’uno con l’altro. Forte dell’analisi sul marchese fatta a suo tempo da Bataille, Deleuze parla del sadismo come pratica (e non dell’opera che resta opera politica o semmai teologicamente invertita) in termini di forte devianza criminale. Relegando l’esperienza sadica nello stesso recinto in cui l’aveva rinchiusa Kraft Ebbing, “il freddo e il crudele” arriva quindi a definire uno “spazio masochistico”, spazio dove si contemplano le figure del carnefice (erroneamente definito il sadico) e della vittima, quindi vittima e carnefice, entrambi, calcano il palco della scena masochistica, che poco ha a che spartire con quella del sadico. Questa differenza totalmente assimetrica non può lasciare indifferenti.

Che fare?
Chiedersi cosa sia stato il sadismo e il masochismo nella loro accezione originaria vuol dire chiedersi cos’è quello che oggi chiamiamo sadomasochismo ( secondo Deleuze non avrebbe senso questa parola), nella teoria e nella pratica. Nonostante quello che possa essere stato scritto in giro, né l’opera di de Sade, e meno ancora quella di von Masoch possono essere dette “semplici”.
Su De Sade abbiamo ormai innumerevoli scritti, le accademie hanno sfornato tesi per ogni disciplina, rivelando quanto De Sade sia lontano dalla dimensione erotica del sentimento, come ci dice anche l’ottimo articolo di Agnese Grieco che consiglio di leggere http://erewhon.ticonuno.it/arch/rivi/inferno/deleuze.htm, su Masoch la letteratura scarseggia, forse proprio per la difficoltà intrinseca di penetrare il personaggio e l’opera.

Due universi paralleli
Le differenze tra i due segnano una linea di confine molto marcata, in De Sade, come in ogni autore che prende a riferimento il male metafisico, vi è la ribellione attuata dai potenti contro la legge della società, stranezza che si spiega solamente come una sorta di “ascesi mistica, ma invertita” (P. Klossowki, “De Sade mon prochain”), quindi di nuovo la ripetizione della ribellione primordiale del primo uomo o angelo. In Masoch vi è la conferma della legge, la sottomissione alla legge, attraverso l’autorità matriarcale di rappresentanza divina fino alla stesura del contratto di schiavitù (e nell’articolo della Grieco vi è spiegato come, comunque, il fine sia quello di mettere la legge in dubbio). In De Sade vi è la ripetizione fino all’ossessione e non potrebbe essere altrimenti, i passi hanno il sapore di certi mantra d’invocazione, le torture e le infamie sono praticate senza nessun colore sentimentale, il fine è la gratuità, si punisce l’innocente, questo è il crimine supremo, il crimine che ancora non riesce a liberarsi della responsabilità, ma la inverte soltanto. Masoch scrive di rituali, di guerra, di supplizi che appartengono alla tradizione di un popolo, tutto in Masoch è legato ad una specie di nomos dall'odore quasi semitico, legato ad una terra. E vien difficile pensare che un conoscitore eccellente delle tradizioni e culture locali dell’Europa dell’est come Masoch potesse ignorare che quelle terre erano state all’alba dei tempi probabilmente percorse da antichi popoli guidati da donne, ma soprattutto che dal III secolo d.c. in avanti diventassero terre di passaggio per le eresie mediorientali, fino a quella ben nota dei bogomili che trovò il suo corrispettivo ad ovest nella setta dei catari. E ancora, De Sade nella sua ascesa invertita punta ad un caos originario, fallisce appunto nella ripetizione ossessiva dei tormenti che non riescono a portare avanti il pensiero, non li significa, perché vuole l’abolizione del referente, della trascendenza che lui sa incarnata nella legge, ma non giunge nemmeno al nulla, ripete e ripete, all’infinito. Al contrario Masoch, accettando la legge, punta alla trascendenza del tormento, significa il tormento con il volto di Mardona, come in “la madre di Dio”, e qui, ci troviamo, in entrambe le “perversioni”, di fronte al “simulacro del sacro”. 
Sadsong

domenica 7 gennaio 2018

SUI RUOLI


Nella scena BDSM ricorrono invariabilmente alcuni temi assai discussi. Uno tra essi riguarda i limiti, ovvero cosa si possa far rientrare nel gioco e cosa no, tanto in termini di intensità quanto di preciso scenario/situazione/disciplina. Ancora, non è raro trovare discussioni su cosa renda “vero” o “finto” un rapporto di dominazione, con infinite controversia sull’essere un “vero” Dom o sub.Queste e molte simili discussioni nascono, a mio parere, da un basilare quanto comune fraintendimento sulla natura stessa di un rapporto BDSM. Natura che è essenzialmente proiettiva e relazionale. Ciò che origina incomprensioni è dunque il considerare, in buona o cattiva fede, la natura di una relazione BDSM quale reale e identitaria.Prima che si alzino grida furenti al tono di “vorresti dire che il mio rapporto BDSM non è vero? O che io non ho una identità Dominante?” mi affretto a precisare che i termini reale e identitario vanno considerati in relazione e opposizione aproiettivo e relazionale, e non di per sé. Forse questo non è chiaro per ora, ma andiamo per gradi, ci si arriverà.

PERCHE’ IL BDSM è UN VISSUTO PROIETTIVO E NON REALE
Il BDSM è uno scenario immaginifico in cui si "rubano" schemi di relazione da altri e completamente differenti contesti per farne un uso erotico-esplorativo. Fatto sta che gli schemi che permettono queste esperienze sono, per definizione, in violazione dei diritti umani (la schiavitù e i suoi simboli), delle forme di relazione socialmente codificate (abusi e violenze emotive, poliamoria, cuckoldismo), delle dignità generiche e specifiche degli individui e dei generi (violenze sessuali, riduzione a ruolo di animale, umiliazioni di genere), delle forme di deontologia e professionalità di ogni genere, (uso invasivo e volutamente doloroso o fastidioso o umiliante di strumentazione medica, ad esempio), e ovviamente l'elenco potrebbe andare avanti all'infinito.Tutti gli scenari da cui traiamo le ispirazioni per i nostri momenti erotici kinky sono, in un modo o in un altro, violazioni di qualche regola di decoro, buonsenso, vivere civile, etc. Il fatto che ce lo permettiamo in ambito BDSM è una sorta di licenza esplorativa, in cui cerchiamo di vivere le emozioni relative alla violazione senza tutto il bagaglio accessorio che nelle sue forme originali comporta.
Forse che sia una bella esperienza venire violentati? O essere umiliati in modo costante e quotidiano dal proprio partner? O subire esami medici inutili e dolorosi? O venire frustati, legati e imbavagliati? La malasanità non è certo una cosa arrapante, ma chi pratica medical non sta violando la dignità o la salute del sub cui infila aghi dappertutto o impone un clistere, o una dilatazione inutile e dolorosa.Certo che sono situazioni dolorose e inaccettabili di per sé, nelle loro forme originarie. Le ricreiamo proprio perché ci arrapa viverne questo “dolore” imponendolo o subendolo, in forma simbolica.
Prendiamo un esempio molto pericoloso: la pedofilia. Siamo tutti d’accordo (spero) che non solo è un reato, ma che in generale fare sesso con un bambino sia un atto grave, che viola la fiducia di un innocente e rischia di segnarlo a vita a livello psicologico, oltre a qualsiasi danno fisico. Ma quel che si chiama ageplay? Quando un adulto si veste da bambino e un altro adulto gliene combina di ogni, non si sta forse simulando la pedofilia? Questo vuol dire che chi lo pratica e ne è eccitato è un coglione o un criminale? Forse un pedofilo in erba che attende il suo turno per scatenarsi sui bimbi del vicinato?Tutto il BDSM vive di simboli per definizione “sbagliati”: noi tutti giochiamo con cose simbolicamente pericolose. Per questo chi lo pratica dovrebbe sforzarsi di avere un grande livello di onestà con se stesso, i suoi desideri e ciò che combina.In questo risiede l’essere “adulti e responsabili” nel fare BDSM.
Ci sono persone eccitate dal vivere le emozioni simboliche di una violazione di alcuni codici e altre attratte dal violare codici differenti. C'è chi si arrapa con lo scat e chi con i pannoloni, chi con le fruste e chi con divise naziste.Il motivo per cui il BDSM dovrebbe essere un luogo per soli adulti responsabili e dotati di buonsenso è proprio questo: qui si esplorano, in modo simbolico ma profondo ed efficace, i territori vietati. La capacità di dosarsi consiste nel trovare il limite per cui una scena rimane una esplorazione simbolica per quanto intensa e verosimile e non diventa una forma di violenza o abuso – che riassumiamo in modo molto generico con il termine SSC. Così si può vivere una situazione di stupro di gruppo MOLTO simile ad un vero stupro di gruppo con tutte le emozioni ad essa connesse SENZA che si stia commettendo davvero uno stupro. Allo stesso modo, c’è chi può desiderare di vivere l’emozione di violare il tabù di simboli e scenari di tipo politico o religioso. Se sa farlo senza rifondare il partito nazista o bruciare streghe sul rogo, ha la stessa valenza e non meno buon gusto di chi si eccita a simulare uno stupro o frustare un culo a sangue o giocare con la popo’. Il limite non sta certo nel dire sì alla cacca in bocca e no alla divisa da SS: sta nel saper esprimere e condividere in modo adulto e responsabile le proprie passioni fetish senza andare a giudicare quelle che arrapano gli altri.

PERCHE’ I RUOLI SONO RELAZIONALI E NON IDENTITARI
E’ ormai qualche annetto che mi trovo spesso a ripeterlo: I ruoli sono funzioni di relazione, non modelli identitari a sé stanti. Affermazione che inevitabilmente mi porta addosso strali di indignazione. Del resto è inevitabile: chi vive un ruolo BDSM come modello identitario percepisce questa affermazione come un attacco diretto, ed è naturale che vi opponga una fiera resistenza.Vediamo se mi riesce di spiegare il perché, io li ritenga tali.
Dominare, è un verbo che implica che qualcuno (o qualcosa) domini su qualcun altro (o qualcosa). Non si può “dominare e basta”, è – semplicemente – pragmaticamente privo di senso. Stessa cosa vale per sottomettersi: qualcuno si sottomette a qualcun altro. Fin qui, non penso che ci siano problemi di comprensione.Quando si entra nell’ambito BDSM però, spesso si semplifica affermando con scioltezza “io sono un/a Dom (Master/Mistress, Padrone/a, Maestro/a etc)” oppure “io sono un/a sub (slave, schiavo/a, sottomesso, kajira, etc)”. Affermazioni che, semanticamente, sono incomplete. Non si può essere un Dom senza qualcuno che si sottometta a te. Non puoi essere un sottomesso senza qualcuno che ti domini. Questa è la natura relazionale dei ruoli nella sua nudità. Quando si afferma di essere un Dom o un sub quale modello identitario, si entra in una comunicazione patologica.Vediamo come e perché succeda.
Una comunicazione inevitabilmente setta dei parametri. Che i coinvolti ne siano consapevoli o meno, che ne conoscano i meccanismi e i passaggi o li ignorino del tutto, non cambia nulla: la comunicazione comunque setta dei parametri. Dire a qualcuno “sai che ore sono” non dice solo quel che appare a livello oggetto, e cioè “vorrei che mi dicessi che ore sono”. Setta anche una moltitudine di altri e invisibili parametri, che di fatto decidono tutto: dalla realtà in cui viviamo a chi siamo. Per dare una idea molto banale, la frase citata setta tra molti altri un parametro di relazione proposto da chi fa la domanda a chi la riceve, che dice “ritengo di essere in diritto di domandarti che ore sono”. E’ il motivo per cui questa domanda la si fa ad un passante ma non la si fa al Papa, anche se ha l’orologio in bella vista e noi abbiamo urgenza di sapere che ore sono. E se la si fa al papa,si è perfettamente coscienti che non sia sta solo chiedendo che ore sono. Si sta anche dicendo: “me ne sbatto che tu sia il Papa.”
Allo stesso modo, affermare “sono un Dom” oppure “sono un sub” setta dei parametri. Il problema è che setta dei parametri assurdi. Mi limiterò a specificare dettagli molto, molto semplici come esempio. Anzitutto, questa frase afferma: “io domino”, ma non afferma chi, o cosa domino. Come dovrebbe reagire un interlocutore a questa affermazione? Ti darà una pacca sulla spalla dicendo, cavoli, complimenti!, oppure ti domanderà: ah sì? E chi o cosa, domini, di grazia? Se non si specifica chi, o cosa, e in che precise condizioni io dichiaro di dominare, allora sto affermando che io domino tutto quanto, in ogni modo e momento. Andando oltre, visto che la frase è rivolta ad un interlocutore, diventa implicito che se “io domino” l’universo tout court, allora io domino anche te. Il che è quantomeno grottesco: mi presento dicendo che ti domino, per partito preso, quando neppure mi conosci o io conosco te? Ovviamente la risposta ideale sarebbe: “perfetto, io mi sottometto” – ed è esattamente l’incontro ideale che chi frequenta ambienti BDSM sembra sognare. Peccato che, di nuovo, si stia parlando di nulla: due persone che non si conoscono non possono né dominare né sottomettersi visto che di fatto non c’è alcune forma di relazione tra di loro. Sarebbe come se due sconosciuti si presentassero dicendo: “salve, io sono un ottimo amico” e “caspita che bello, anche io sono un ottimo amico” e pretendessero, dall’istante successivo, di essere tra loro ottimi amici. Qualsiasi interazione che si basi su simili premesse è, necessariamente, un gioco di ruoli totalmente sganciato da un piano di reale interazione: i ruoli giocano da soli, in astratto. Calandosi in una realtà concreta, che so una festa di gioco BDSM tra sconosciuti, quel che risulta è una recita, o anche, dicendolo in modo meno simpatico, una farsa.
Quando però due persone si incontrano e comunicano, e comunicando dimostrano un interesse reciproco in cui uno dei due assume una posizione sottomessa e l’altro una posizione dominante, ecco che diventa reale la possibilità di costruire una relazione BDSM. Ma i ruoli non partono come modelli identitari a sé stanti: iniziano a configurarsi dal momento in cui inizia una comunicazione, e si sviluppano e realizzano passo dopo passo man mano che i coinvolti li strutturano reciprocamente. Ecco quindi come mai il ruolo esiste soloin una relazione ed anche perché, quando e dove la relazione si interrompe, quel ruolo di fatto scompare con essa.
Ecco perché il ruolo è quindi relazionale nella sua natura sia a partire dalla semantica che gli è propria fino alle sue conseguenze pragmatiche, cioè al suo divenire reale (o, in termini appropriati per chi studia metacomunicazione,esecutivo).
Per chi ancora avesse dubbi di comprensione, facciamo un esempio molto semplice. Si pensi alla parola “moglie”. Una persona non può essere “una moglie” senza essere sposata con qualcuno. Può desiderare la vita matrimoniale, o aspirarvi, può ritenere che sarebbe una ottima o pessima moglie, ma non può esserlo finché non si sposa. Quindi, anzitutto, finché è nubile non ha alcun senso che si presenti a qualcun altro dicendo: “salve, io sono una moglie”.Ma anche quando si fosse sposata, questa presentazione sarebbe di per sé assurda. Diventa sensata quando viene formulata in modo completo: “salve, sono la moglie di Pippo.”Ancora, quando e dove la donna in questione divorzi da Pippo, non avrà di nuovo senso presentarsi come “una moglie”. Potrà essere “l’ex moglie di Pippo”, o semplicemente “una donna che è stata sposata”.Si fosse sposata anche con centomila uomini diversi, comunque non avrebbe alcun senso che si presentasse come “una moglie”, ma sempre e comunque come “la moglie di Pippo, Gianni, Pinotto, Cuccuzzo, Bartolomeo…”Ciò per il semplice motivo che il termine “moglie”, come il termine “schiava/o” o come il termine “Padrona/e” sono termini relazionali e NON identitari.Questo significa forse che fare la moglie sia una finzione, o qualcosa che non possiamo considerare vero? Affatto: significa che questa funzione di relazione è valida e reale SOLO all’interno di una relazione, e non al di fuori di essa. E’ se vogliamo una espressione vera, verissima di noi che trova spazio SOLO in termini relazionali.

LE COSE BUFFE
Per chi ha avuto lo stomaco di leggere quanto scritto sopra, diventerà palese che cosa trovo tanto – ma tanto – buffo nel leggere affermazioni quali: “sono un Padrone” o “sono una schiava”, e nelle discussioni su chi sia un “vero” o un “finto” padrone/schiavo. Ancora, è tenero al limite del grottesco leggere le manifestazioni di atteggiamenti BDSM relazionali mostrati in ambiti sociali, dove chi vive in una relazione specifica un dato ruolo assume comportamenti propri di quel ruolo al di fuori della relazione data, ad esempio nel parlare con sconosciuti, o anche conoscenti con cui però quella relazione non è in atto.Per capirci, il comportamento di chi essendo in un ambiente BDSM, dà per scontato che il ruolo che vive nelle sue relazioni personali debba avere un impatto e un riconoscimento anche presso perfetti sconosciuti o persone con cui tale relazione non è in atto.
Se io ho una relazione con Ciccia e Ciccia è di comune nostro accordo la mia schiava e deve darmi del lei, questa faccenda è reale tra me e lei, per tutti gli altri esseri del pianeta non è affatto reale,è un nostro gioco in cui loro non partecipano né sono tenuti a legittimarne le regole. Per cui siamo io e lei degli arroganti se pretendiamo che le persone non si mettano a ridere, o si indignino, o ci prendano per imbecilli se giochiamo le nostre regole di relazione davanti a loro.
All’interno della scena BDSM si tende a garantire un certo rispetto per queste specifiche manifestazioni che miscelano aspetti relazionali con aspetti sociali, ma rimane una etichetta e non una garanzia di legittimità. Confondere le due cose è, quantomeno, sintomo di ingenuità.
Non a caso, una forma con cui si “gioca” su questo margine è l’ironia. Battute del tipo “sì ma io mica posso criticare il mio Padrone” o “no no, chiedi a lei, io faccio quel che vuole lei” sono simpatiche e persino intriganti quando appunto velano un tono ironico, che sottende la forzatura di una comunicazione “sociale” con delle regole relazionali “private”. Quando invece diventano affermazioni perentorie o richieste di adeguamento ad una etichetta relazionale nei confronti di chi in tale relazione non è parte in causa diventano contemporaneamente arroganti e ridicole, quanto lo sarebbe la pretesa di un bambino che, poiché gioca con un amico ad essere invisibile, pretenda di essere invisibile per chi gli sta attorno anche se non sta giocando con lui.
In soldoni, per chi vive una relazione BDSM è reale essere un Dom o un sub nella relazione e con chi in quella relazione svolge un ruolo. Fuori di essa o con chi non ne fa parte, atteggiamenti e dichiarazioni propri del ruolo sono alla meglio battute simpatiche e alla peggio forzature ridicole.


Stefano Re ©

giovedì 16 novembre 2017



Su arte e Bdsm
Di: DowonNonMYKNees

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Ci sono cose che ad un occhio allenato sfuggono... e ci sono connessioni che solo la mente di un adepto di questo mondo può cogliere. Tengo a precisare che con questo scritto non voglio assolutamente erigermi a profonda conoscitrice del BDSM ma solamente condividere degli stimoli che oggi discutendo di una corrente artistica del 900 mi hanno colto di sorpresa e che mi hanno inaspettatamente eccitata. Che questo mondo fosse in qualche intrinseca maniera considerabile arte lo avevo già pensato: i ruoli e il rigore con cui si vivono, la bellezza del corpo vissuto come prezioso strumento e non solo come semplice oggetto del desiderio, l'adorazione di una slave verso il suo Padrone, le sadiche carezze di chi Domina e la musica dei gemiti di piacere misto al dolore di chi devoto subisce. Approfondendo la PERFORMANCE ART mi sono chiesta se certi artisti sapessero che le loro performance fossero ricollegabili ad alcuni principi fondamentali del BDSM. Prendiamo per esempio Marina Abramovic, artista serba che ha consacrato tutta la sua esistenza ad un’arte del corpo che sfidi e mostri i limiti morali e fisici della nostra razza. “Non ho mai voluto morire, ho solo voluto provare quanto lontano potevo spingere lo spirito del mio corpo”... di fronte a tale dichiarazione impossibile non pensare all'importanza che il BDSM dá ai limiti. In particolare una sua performance mi ha colpita: la "Rythm 0", che si svolse nel 1974, nella Galleria Studio Morra di Napoli. La donna restò per sei ore a completa disposizione del pubblico: fra lei e gli spettatori un tavolo pieno di oggetti, da fiori a strumenti di tortura e persino una pistola con un colpo. Chiunque era autorizzato, in queste sei ore, a fare tutto ciò che voleva all’artista con quegli oggetti, ferirla, muoverla, denudarla… Non era Marina il reale oggetto dell’opera, in mostra bensì erano le reazioni del pubblico, la sfrenata curiosità nel poter fare tutto senza conseguenze, il poter sbirciare dalla “serratura” di quelle sei ore la libertà e l’impunità. Dapprima le reazioni furono pacate fra chi faceva foto e chi qualche toccatina coraggiosa, ma dopo un’ora la curiosità ha prevalso e da lì l’istinto e la bestialità, l’emotività sfrenata e l’ebbrezza della scoperta. Marina venne denudata, ferita, palpata, legata,fra chi le asciugava le lacrime di dolore e chi le succhiava il sangue dal collo e, persino, chi le mise la pistola in mano poggiandole il dito sul grilletto. L’artista, in tutto questo, rimase passiva, muta eccetto i gemiti di dolore, “un burattino nelle mani del pubblico", come si definì lei stessa. Scadute le sei ore, iniziò a muoversi, a ricomporsi e a camminare con passo fiero fra la folla che l’aveva torturata. Valie Export, ecclettica artista austriaca, scandalosa e femminista, altamente provocatoria e anticonformista, é stata una delle prime ad usare il corpo femminile per mettere in discussione lo sguardo maschile. Con la sua performance dal titolo “Genitalpanik” del 1968, in cui entrò in un cinema a luci rosse a Monaco di Baviera coi pantaloni in pelle tagliati dall’inguine alle natiche che lasciavano il suo sesso bene in vista in tutto il suo fulgore, dalla grandi labbra al pelo, è riuscita ad evocare nella mia mente l'immagine di un'altera Mistress in grado allo stesso tempo di intimorire e innescare uno sfrenato dediderio. Scopro poi Vito Acconci che nelle sue performance chiamate "Trademarks" (marchi di fabbrica) del 1970 si morde tutte le parti del corpo raggiungibili dalla bocca così da lasciare un'impronta profonda e perfettamente distinta della sua dentatura sulla pelle. Le sue performance sono incentrate sull'uso del corpo come mezzo espressivo relativamente allo spazio in cui è situato. Le sofferenze rivolte al proprio manifestarsi fisico, le pubbliche umiliazioni e le pratiche masochistiche gli permettono di approfondire la conoscenza del proprio corpo. Un sapere che guadagna valore perché nasce dal dolore. Ed è proprio attraverso il dolore, in questo caso autoinflitto, che si ampliano i propri orizzonti percettivi.  Impossibile a chi vive questo mondo fatto di mille sfaccettature non pensare ai doni che un Padrone o una Mistress può lasciare sulla pelle del suo oggetto, come i graffi o gli stessi morsi... che diventano un timbro di possesso e allo stesso tempo un gioiello intimo da custodire finché il tempo della guarigione non lo cancellerà. E il potere del dolore di farci superare la concezione di noi stessi portandoci in una nuova dimensione. E per finire, la performance che incarna il principio forse più importante del BDSM: la fiducia.Il 19 novembre del 1971, alle 19.45, in una stanza della galleria F-Space di Santa Ana in California, un uomo è immobile, spalle al muro e di fronte a lui un amico, zitto. Vittima l’uno, carnefice l’altro, per pochi minuti appena: il gioco di ruolo in cui un giovane convinto dal suo amico artista si ritrova di fronte ad un fucile calibro 22 affidandosi totalmente a lui e a ciò che lui ha nella sua mente.L’artista dinanzi al suo amico dirige l’azione, mantenendo una flemma epica. “Sei pronto Bruce?”. Pronto. Ed ecco che posiziona l'arma, rallentando il tempo e contraendo lo spazio, vertiginosamente. Tra i due una coltre di non senso, o forse di eccessiva lucidità. Volontà, travestita d’incoscienza.Spara. Mira e non sbaglia. La morte in una frazione di secondi, poi la vita, feroce come una buco nel braccio.In questo sparo troviamo il coraggio di colui/colei che "segue" di andare oltre i propri limiti affidandosi completamente all'altra persona, e la capacità di chi conduce di testare il legame in sicurezza e con estrema consapevolezza.

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