giovedì 2 gennaio 2020

Un atto di fiducia


Nel momento in cui si fa kinbaku chi viene legato demanda una parte della propria libertà ad un’altra persona. Il top e il bottom stabiliscono dei limiti, ma nel fare kinbaku si avrà a che fare con sofferenza, eccitazione, contatto fisico; questo significa che non si può fare tutto quello che si vuole, ma che comunque ci si dà il mutuo permesso di avere un’esperienza intima e profondaAvere contatti sessuali oppure no, essere nudi oppure no, giocare con la sofferenza o essere più delicati…questi sono limiti; legare senza nemmeno toccarsi o come si legherebbe un pacco è giocare con le corde, non fare kinbaku. Nel bondage uno dei due partner si sottomette all’altro, alle sue corde; il bondage prevede l’immobilizzazione e la gestione del proprio corpo da parte di un’altra persona. Per fare questo è necessario una forte fiducia reciproca in modo da sapere che nessuno si approfitterà dell’altro, che non verranno superati i limiti che sono stati fissati e che ognuno conosce bene le proprie capacità tecniche e fisiche. Per questo è consigliabile legare e farsi legare da poche persone con cui costruire un rapporto di fiducia e conoscenza. Ci deve essere un momento di conoscenza, di prova, di informazione; si parla dei vari aspetti tecnici, si guardano libri e video, si parla, si fanno domande quali “possiamo provare questa legatura?” o “come lo esegui tu quel passaggio?” o “perché fai questa cosa?”; poi nel tempo si deve creare un rapporto per cui alla fine si può giocare affidandosi con fiducia al partner. Ecco che allora potranno emergere gli aspetti più intimi delle corde: la sottomissione, il controllo, la sofferenza, l’umiliazione, la vergogna. Servono tempo, dialogo e tanta voglia di mettersi in giocoTutto questo è un dono che due persone si fanno, liberamente, nel pieno rispetto di sé e dell’altro; un dono molto importante e che va trattato come una cosa molto preziosa.
Esposizione e vergogna
La sottomissione nel bondage non è semplicemente il farsi legare e demandare la propria libertà all’altro, non è solo stare in ginocchio o essere messa in posizioni scomode, ma è anche l’apprezzamento della sottomissione stessa, della vergogna, e la capacità di farlo capire al partner. La cultura giapponese è molto più formale di quella occidentale e il senso del pudore è molto più sentito: quando ad una modella giapponese vengono scoperti i seni o vengono messe in mostra le mutandine o le si fa notare che si sta eccitando, ella prova un senso di vergogna a cui noi occidentali non siamo abituati. Anche il lasciarsi legare per un occidentale non è fonte di sottomissione; per un giapponese, per il suo background culturale, è un motivo di un velato senso di umiliazione. Il poter cogliere queste sfumature culturali anche da parte di una persona occidentale offre sicuramente un approccio più profondo al nostro modo di fare corde in generale.

giovedì 5 dicembre 2019

L'Intervista 
Hikari Kesho 


1) Alberto Lisi ,quali sono le dinamiche che l hanno condotta ad osservare e amare la cultura orientale?
Sono sempre stato attratto dalle arti marziali, ho praticato judo e karate e questo successivamente mi ha portato ad avvicinarmi alle filosofie di pensiero orientali, approcciando non solo la parte artistica ma anche quella spirituale. 
2) Ha memoria del suo primo approccio consapevole allo schibari?
Certo! Ho cercato di copiare una legatura sulla mia sventurata modella e musa del momento, che avevo visto facendo delle ricerche in merito, ovviamente con scarsissimo successo, dovendo slegarla immediatamente per il dolore inflitto sia dal tipo di legatura che di corde usati.
3) Tre sono le dimensioni da valutare a da vivere quando si parla di shibari : quella del creatore,il Rigger, quella della modella,quella dello spettatore. Signor Alberto Lisi ce le può illustrare ?
Il mio approccio artistico con lo shibari è più fotografico che performantico, per cui lo spettatore nel mio caso è il fruitore dell’immagine fotografica più che l’osservatore di uno spettacolo dal vivo, mentre Rigger e modella sono i creatori di un’opera che vive del suo momento ultimo, dell’istante finale in cui l’estetica raggiunge la sua massima espressione.
4) Potremmo associare lo shibari alla scultura?
Assolutamente si, è proprio ciò che spinge la mia ricerca artistica ad usufruire di questa tecnica: utilizzare le corde come mezzo per trasformare il corpo della modella in una vera e propria scultura vivente.
5 ) Come si dispiega tecnicamente la creazione di una sua opera?
E’ un processo abbastanza lungo, che parte dall’individuazione del soggetto, spesso frutto di un’ispirazione data da un luogo, da un’atmosfera o da una modella con particolari caratteristiche, poi c’è il progetto grafico, inteso come composizione che dovrà avere il soggetto all’interno della foto, la parte organizzativa e quella esecutiva, che comportano entrambi una serie di problematiche spesso aumentate dalla particolarità delle locations scelte.
6) Ottenuta la padronanza di tale disciplina,la quale comporta una notevole maestria,cosa ad Alberto Lisi preme di esprimere?
La bellezza, il fascino, l’erotismo…qualità che ritengo intrinseche nel corpo umano, nella fattispecie quello femminile che io prediligo, che cerco di immortalare e, se mai fosse possibile, esaltare con l’aiuto di luce e corde.
7) Quali sono le problematiche che incontra nella realizzazione di una sua opera?
Le problematiche variano a seconda del tipo di progetto: possono essere legate alla location scelta, alla situazione climatica, al carattere o emotività della modella o al suo stato d’animo al momento della performance, come anche alla luce più o meno favorevole, che di regola gestisco con l’ausilio di flash portatili e attrezzature varie per meglio plasmare il corpo della modella. Lavorare inoltre in luoghi pubblici all’aperto amplifica la tensione e mi carica di grande responsabilità nei confronti dei miei collaboratori che si prestano a situazioni sul filo della legalità. Tensione ed emozione non aiutano nemmeno la modella, che si trova esposta e vulnerabile in una situazione difficilmente controllabile, dovendo così affidarsi ciecamente alla professionalità mia e del mio staff.
8) Cosa cela lo scatto finale....cosa invece aggiunge a tutta la progettazione ?
Lo scatto finale è quello che, tra tutti quelli effettuati durante la sessione, maggiormente riassume ed esprime le emozioni che io e la mia modella avevamo in animo di esprimere, quando questo avviene l’intero progetto ha avuto ragione di esistere, al di là di esso ogni sforzo sarebbe stato vano.
9) Alberto,cosa prova quando sul finire della creazione immortala l immagine con i suoi scatti?
E’ un tripudio di sensi, è una gioia che pervade l’anima, una grande gratificazione dell’ego .
10) Normale operazione e' fotografare lo schibari eseguito,ma per lei tutto cio' ha un significato diverso, le qualità  eclettiche del suo spirito artistico le permettono di dilatare il ''possesso'' della sua creazione.....lei la esegue ,lei la fotografa , stimolante ,impegnativo ,e' un processo per lei assolutamente naturale o una esigenza?
Direi entrambi, mi viene in modo assolutamente naturale dato che nasce dall’unione di due grandi passioni: la fotografia che mi accompagna da tutta una vita e lo shibari che pervade le mie ricerche artistiche da circa 15 anni. Allo stesso tempo è un’esigenza data dalla mia abitudine professionale, prima ancora che di artista, di creare da me i soggetti che vado a fotografare. Nella moda scelgo lo styling, il look, il trucco, pose ed espressioni della modella più adatti a trasmettere il messaggio che voglio esprimere, era una logica conseguenza che nelle mie foto artistiche fossi io a creare il soggetto seguendo le mie emozioni e non interpretando quelle di qualcun altro.
11) Studio dell ambientazione,consapevolezza della struttura del corpo umano , conoscenza tecnica delle legature , dove si proietta maggiormente la sua attenzione?
Paradossalmente quello di cui mi curo meno è la tecnica delle legature, che ripeto per me rappresentano un mezzo e non un fine e che devono principalmente contribuire all’estetica finale. Ovviamente non prescindo dall’aspetto funzionale per ragioni di sicurezza della modella .La rappresentazione dell’estetica scultorea di un corpo e un adeguata ambientazione che ne esalti ancor di più le caratteristiche sul piano emotivo, sono gli elementi su cui più mi concentro.
12) Le diverse tipologie di legatura sono maggiormente delle soluzioni strutturali o simboliche?
Direi “grafiche”, di strutturale c’è il minimo indispensabile per il sostegno della modella, per il resto cerco soluzioni le cui linee traccino percorsi equilibrati e gradevoli all’occhio, come del resto impone la filosofia di pensiero giapponese.
13 ) Le sue realizzazioni che tipo di evoluzione, a suo parere, hanno perseguito?
La più palese è il passaggio dallo studio all’esterno: nella prima fase ero più concentrato sulle corde, avevo bisogno di sperimentare, imparare e la tranquillità dello studio ben si confaceva allo scopo, ma poi in seguito la possibile ripetitività degli sfondi, l’aspetto asettico e poco realistico che ne risultava, non mi bastava più, avevo bisogno di collocare le mie “sculture” in un ambiente che avesse anch’esso qualcosa da raccontare, qualche emozione da esprimere…
14) Quale fra i sui scatti fotografici mi propone come sunto della sua esperienza ?
Sicuramente quello fatto a Venezia in piazza S.Marco, è quello in cui maggiormente si riassumono e si esprimono nel giusto equilibrio, tutti gli elementi che desidero in una mia foto.
15) Alberto nel futuro ,questa sua passione in che contesti si proietterà?
La linea che in questo momento mi stimola di più è quella delle performance artistiche un po’…azzardate, che sfociano nella realizzazione di uno scatto spesso irripetibile, come appunto quello realizzato a Venezia, devo solo individuare chi farà da sfondo alla mia prossima creatura…S.Pietro? la Torre Eiffel?

Giovanni Piccirilli
    Vanessa Scamarcia


Interview – Hikari Kesho

1) Alberto Lisi, what has driven you to look into and, at one point, fall in love with oriental culture?
I have always been attracted by martial arts, I have practiced judo and karate to the extent that I began to get involved with oriental philosophy, approaching not only the artistic side but also the spiritual one.   
2) Do you remember your first conscious approach to shibari?
Of course! While doing some research I came across a tie which I tried to copy on my unfortunate model, my muse at the moment, obviously with very little success. I had to untie her rapidly for the pain that both the tie and the type of rope used were causing.
3) There is a 3D approach when speaking about shibari : the creators point of view, otherwise known as the Rigger, the model and the spectator. Mr. Alberto Lisi, would you like to explain?
My artistic approach with shibari is more photographical than performant so in my case the spectator “uses” the image rather than assisting to a live performance act, while Rigger and model are the creators of a work which takes nourishment from its very last moment, that final instant in which aesthetics meets its highest form of expression.
4) Could we associate shibari with sculpture?
Absolutely, it’s what drives my artistic research to the use of this technique : using ropes to transform and enhance the body of the model as if it were a true living sculpture.
5 ) How does the creation of your work evolve from a technical point of view?
It’s a relatively long process, which starts with identifying the subject, often motivated by an inspiring location, an atmosphere, a model with particular characteristics. Successively there is the graphical project, in the sense of how the subject should be composed inside the photo. Last but not least, the organization and the execution which both bring a number of issues, often increasingly so due the choice of “original” settings.
6) Having obtained mastery in this discipline, which requires a good amount of competence, what does Alberto Lisi want to express?
Beauty, fascination, eroticism …. those qualities which are innate in the human body, more precisely a woman’s body which I prefer, which I try to capture and, if ever possible, enhance with the help of light and ropes.
7) Which are the difficulties you come across in the creation of your masterpiece?
The difficulties vary depending on the kind of project : they can be linked to the setting we choose, climatic conditions, character and emotionality of the model or her state of mind at the moment of the performance, as well as the light which may be more or less favorable, which I usually control with the help of portable flash units and other equipment to better mould the body of the model. Working outdoors, in public places increases the tension and loads me with responsibility towards my crew which accept to work in situations which are often at the limit of legality. Tension and emotion don’t help the model, which is exposed and vulnerable in difficultly controllable situations, having to rely blindly on my professionalism as well as that of my staff.
8) What hides behind the final click …. What does it add to the project?
The final click is the shot that amongst all the ones taken during the session mostly represents and expresses the emotions that my model an myself were craving to share. When this happens the whole project stands, without it all efforts are vain.
9) Alberto, how does it feel when towards the end of the creation you capture the image with your shots?
It’s overwhelming, a joy which penetrates the soul, a big gratification for my ego.
10) Shooting performed shibari is a normal operation, but all this has a different meaning to you, the versatile qualities of your artistic spirituality allow you to extend the “possession” of your creation …. You create it, you perform it, you shoot it, stimulating, demanding, is it a normal process for you or is it a need?
I would say both, it comes natural because it blends two big passions : photography which is a part of all my life and shibari which permeates my artistic research since 15 years. At the same time it is a need driven by my professional inclination, yet before the artistic one, to create my own subjects. In fashion I choose the styling, the look, the make-up, the poses and expressions of the model which from my point of view are more appropriate to transfer the message I want to convey.  It was a logical consequence that in my artistic photos I should be the one in charged to create the subject following my emotions rather than interpreting someone else’s.
11) Location, consciousness of the body structure, technical knowledge of the ties, what is your attention mainly focused on?
Strangely enough what I take less care about is the tying technique, which represent for me a means and not the  purpose and which must basically contribute to the final aesthetics. Obviously I don’t withdraw from the functional aspect for safety reasons. The representation of the sculptural aesthetics of the body and an adequate setting which enhances even more it’s characteristics from an emotional point of view are the elements I mainly concentrate on.
12) The different types of ties are mainly structural or symbolic solutions?
I would define them as graphical, there is a minimum amount of structure required to support the model, for the rest I look for solutions with lines that track well-balanced and eye catching paths, as required by the Japanese school of thought.

13 ) Which type of evolution have your works had?
The more evident one is from indoors to outdoors: at an early stage I was more concentrated on the ropes, I needed to experiment, to learn and the quiet of the studio was perfect for this. Successively however the repetitively of the background, the impersonal and unrealistic aspect which resulted was not sufficient any more, I felt the need to collocate my “sculptures” in a living frame which could contribute and which could also transmit and express emotions …..
14) Which one of your pictures would you choose as a summary of your experience?
Surely the one in Venice, Piazza S. Marco, it’s the one in which all the elements I wish to see in a photo are resumed and expressed with the correct balance and proportion.
15) Alberto, in which context will this passion evolve in the future?
The line which at the moment gives me greater satisfaction is the one which involves “risky” artistic performances, which grant you that one-off shot, like the one in Venice. I only have to imagine which will be the setting for my next creation …. S. Peter’s – Rome? The Eiffel Tower – Paris?

Giovanni Piccirilli
Vanessa Scamarcia

                     Traduzione Barbara Schmidt

mercoledì 16 ottobre 2019


Stiamo lavorando sul sito di primo dominio: Www.bdsmcultura.com 

Il blog resterà attivo. Grazie per la vostra collaborazione e, soprattutto, per la costanza con la quale ci dimostrate interesse, rendendo possibile, la realizzazione di questo progetto.






venerdì 4 ottobre 2019

BDSM

Oltre le sfumature di grigio


Un'incursione nel piacere sado-maso, un mondo che al di là dei luoghi comuni è fatto di accordi, consenso e condivisione dei limiti. 


La saga di Cinquanta sfumature di grigio – che conta cinque libri, tre film e ben due musical – ha raccolto ad oggi un pubblico di mezzo miliardo di persone, e il merito non è certo di uno stile letterario sopraffino. Quando intervistai E. L. James, l’autrice della saga, lei stessa confessò un sincero stupore per il successo di «un romanzo rosa qualunque, forse solo un po’ più esplicito della media». Tanto fenomeno globale è frutto semmai di un’impressionante campagna di marketing, ma soprattutto del tema dell’opera: la dominazione erotica, verso cui c’è evidentemente un grande interesse. 
OLTRE I PREGIUDIZI
giochi erotici di sottomissione si basano su un principio semplice. Uno dei partner si mette a disposizione dell’altro impegnandosi ad accettare e assaporare tutto ciò che accadrà; quest’ultimo si prende invece la responsabilità di gestire la situazione e decidere quali sensazioni ed emozioni proveranno entrambi. Poiché la fantasia non ha limiti, le pratiche possono prendere centinaia di forme differenti che spaziano da sottili giochi mentali a stimolazioni molto intense che non escludono nemmeno il dolore.
Tutto ciò viene indicato sotto l’acronimo “BDSM”, dalle iniziali di Bondage (immobilizzazione del partner), Dominazione/DisciplinaSottomissione/SadismoMasochismo
Una stranezza? Numericamente parlando, no. Incrociando diverse ricerche demografiche compiute negli ultimi venticinque anni, è risultato che nei Paesi industrializzati 1 adulto su 6 ha fantasie erotiche di questo tipo e 1 su 10 le ha messe in pratica in forme più o meno intense.
Quel 10% di popolazione, rapportato ai più recenti dati ISTAT sugli italiani sessualmente attivi, rivela la presenza nel nostro Paese di un’orda di oltre quattro milioni di appassionati. È un numero pari agli abitanti del Veneto, di cui non si può sottovalutare l’importanza.
Un dato di dimensioni simili non può essere liquidato, come spesso accade, come un fenomeno da baraccone di cui parlare con sarcasmo o con la morbosità dei benpensanti in cerca di scandalo. Tale atteggiamento rivela semmai l’inadeguatezza della società, ma anche dei professionisti e dei terapeuti, ad affrontare un tema tanto pervasivo quanto sommerso.
Un po’ come accadeva con l’omosessualità negli anni Quaranta del secolo scorso, moltissimi individui sentono in loro pulsioni generalmente irrise o condannate dall’opinione pubblica – quando non addirittura criminalizzate –, che quindi temono di rivelare. Questi soggetti non hanno nemmeno risorse istituzionali alle quali rivolgersi: la maggior parte degli psicologi e sessuologi italiani riceve a malapena un paio d’ore di formazione generica sul tema delle parafilie, ed è impreparata ad affrontare questioni che possono divenire alquanto complesse.
Abbandonati a sé stessi, gli appassionati di BDSM ricorrono allora alle risorse online approntate da altre persone con le medesime inclinazioni – la cui qualità è spesso scarsa. Le esperienze dirette convivono con confabulazioni pornografiche; le informazioni fornite in buona fede sono per lo più aneddotiche, e possono risultare addirittura pericolose. Ne consegue l’utilità, oltre che l’opportunità, di formare dei professionisti in grado di dare supporto psicologico, come dimostrato anche dal successo dell’unico sportello di consulenza sul tema in Italia, attivo presso l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma.
Un’altra osservazione chiave riguarda la distanza esistente fra il reale mondo BDSM e le sue rappresentazioni stereotipate, sia nei media (Cinquanta sfumature compreso) che nella letteratura scientifica. Benché tanto il DSM-5 quanto l’ICD-10 abbiano depatologizzato le parafile che non creino disagio al soggetto o a chi gli sia vicino, non pochi professionisti basano ancora la loro visione delle sessualità alternative sulla descrizione di casi clinici gravi, sovente studiati nella popolazione carceraria.
La realtà del fenomeno, fortunatamente, è che esiste una grande differenza tra disturbo parafilico – su cui è necessario intervenire – e semplice parafilia, cioè lo spostamento dell’interesse erotico su forme di sessualità statisticamente meno comuni. La stragrande maggioranza dei praticanti di BDSM appartiene a questa seconda categoria, e vive le proprie inclinazioni in modo sostanzialmente egosintonico, cioè appagante per sé stessi, come dimostra anche l’incidenza irrisoria di casi preoccupanti. Addirittura diversi studi, fra cui quelli di Wismeijer e van Assen (2013) e di Calderoni, hanno riscontrato in loro caratteristiche psicologiche più favorevoli della media.
PATTI CHIARI, PIACERE LUNGO
Osservando il fenomeno, si nota facilmente come il fattore discriminante sia l’esposizione a quella che è a tutti gli effetti una cultura del BDSM, la quale oltre che negli spazi di confronto virtuale consiste nel mondo fisico di una sterminata produzione internazionale di saggistica; di iniziative conviviali finalizzate alla pratica, ma più spesso alla discussione; di eventi di formazione con workshop concentrati sulla corretta esecuzione delle pratiche, e altro ancora.
Tali risorse sono una necessità, trattandosi di relazioni nelle quali un partner mette letteralmente la propria vita nelle mani dell’altro e accetta di sperimentare – a volte senza possibilità di fuga – situazioni psico-sensoriali potenzialmente estreme. La sottocultura BDSM ha quindi sviluppato una serie di nozioni, regole, accorgimenti e financo precetti filosofici volti a ridurre al minimo i rischi per i partecipanti. Nel complesso, questi elementi tendono anche involontariamente a nutrire l’empatia fra i partner e a reindirizzare l’istinto sadomasochista – dettato dalla innata tendenza dei mammiferi ad adottare comportamenti egoistici di dominazione e sottomissione – verso un’espressione basata sulla sicurezza e focalizzata sul benessere dell’altro.
In un certo senso, il BDSM può essere considerato una “cura” dal sadomasochismo patologico. Dimentichiamo le rappresentazioni esasperate, violente, tipiche della pornografia: nella quasi totalità dei casi, la dominazione erotica è quello che il sessuologo John Money definiva «un drago di velluto»: un’idea spaventosa ma innocua all’atto pratico. Così innocua, in effetti, da avere dato origine addirittura a una serie di strumenti relazionali che cominciano ad essere integrati anche in ambito terapeutico. 
Chi si avvicina la prima volta alla cultura BDSM può restare sorpreso per esempio dall’attenzione estrema verso il tema del consenso fra partner. Lungi dagli standard “normali” da cui scaturiscono fenomeni quali lo scandalo Weinstein/#MeToo, la violenza di genere e il femminicidio, i “pervertiti” adottano il meccanismo delle safeword, i “segnali di emergenza”. Nel momento in cui uno dei partner usa questi segnali – verbali o meno – qualsiasi attività in corso viene immediatamente interrotta senza questioni, recriminazioni o drammi. Quale che sia il problema, i partner eliminano la fonte di disagio, discutono del modo migliore per evitare che si ripresenti e in tutta serenità scelgono se riprendere o meno ciò che stavano facendo, nell’ottica di collaborare per offrirsi l’un l’altro la migliore esperienza possibile.
Chi si diverte con corde e fruste coltiva inoltre l’arte della negoziazione, in modo da stabilire chiaramente i desideri, le curiosità e i limiti di entrambi. Questo processo, che nella realtà non assomiglia affatto alla fiaccante formalità descritta in Cinquanta sfumature, ha il pregio di essere anch’esso collaborativo e non competitivo. Le parti non si rassegnano a piccole, sgradevoli concessioni pur di ottenere un vantaggio, ma studiano insieme quali possano essere un obiettivo comune e il modo per raggiungerlo col massimo piacere di entrambi. Ancora, il cosiddetto aftercare è la fase di conforto e coccole reciproche che ci si concede dopo un’esperienza particolarmente intensa – non una cortesia occasionale, ma una parte integrante degli incontri BDSM. Quante coppie tradizionali hanno l’accortezza di ritagliarsi simili momenti di debriefing (rielaborazione), contatto ed empatia?
PER UNA CORRETTA CONOSCENZA
Non parliamo poi dell’attenzione tecnica posta nelle pratiche vere e proprie. È facile che la necessità di prevenire incidenti e lesioni faccia sviluppare negli appassionati di bondage una conoscenza della fisiologia, migliore di quella di tanti studenti di Medicina. Chi ama la flagellazione impara dove e come colpire per non provocare danni, ma anche le basi del primo soccorso per rimediare a possibili errori.
L’efficacia di questa estrema attenzione alla sicurezza e al benessere reciproco è testimoniata dalla rarità di casi di cronaca gravi connessi al mondo BDSM. Non a caso, analizzandone i dettagli, si scopre come la quasi totalità degli incidenti riportati riguardi soggetti estranei alla cultura di cui sopra, che si improvvisavano esperti di eros estremo. Tipicamente: sex-worker istigati dai clienti; persone in stato di coscienza alterato; soggetti gravemente disturbati; individui dediti a pratiche autoerotiche ad alto rischio (restrizione del respiro).
Anche sotto questo aspetto appare allora evidente l’importanza di poter accedere facilmente a informazioni attendibili, ben distinte dalle iperboli dell’immaginario pornografico. Solo così, infatti, chi è attratto da fantasie erotiche di dominazione può comprenderle, elaborarle ed eventualmente realizzarle in modo sicuro senza essere vittima di negatività interiorizzate o provenienti dall’esterno.
Le stesse informazioni risultano altresì preziose per i terapeuti e per chiunque interagisca con persone dalla sessualità BDSM, al fine di inquadrare in maniera corretta concetti abitualmente distorti dagli stereotipi mediatici. Non bisogna infatti dimenticare che, nonostante la passione per il BDSM sia in genere innocua, una sessualità improntata ad archetipi così intensi e spesso totalizzanti può colorare altre aree della quotidianità. Fra queste vi sono le comuni problematiche psicologiche e relazionali, e in tal caso è fondamentale padroneggiare gli strumenti per distinguere se e quanto l’eros parafilico le influenzi.
L’esperienza nello studio delle sessualità alternative rivela l’esistenza di un’infinità di sottoculture erotiche di norma molto più circoscritte di quella BDSM, ma con dinamiche sostanzialmente analoghe. L’invito a una maggiore apertura mentale e a un approccio non giudicante si estende pertanto a ogni forma di parafilia non patologica – per il benessere tanto dei diretti interessati quanto di chi vi interagisce. Dato che conoscerle tutte è pressoché impossibile, può essere utile rifarsi ai principi di sex positivity descritti dal «Manifesto degli esploratori sessuali», un’iniziativa nata per combattere le ricadute sociali negative di un approccio normativo all’eros.

giovedì 15 agosto 2019


RITUAL THE CLUB
presents

ROME BONDAGE WEEK 2019

Rome Bondage Week is the Italian festival entirely dedicated to the Art of Bondage.
It's produced by Ritual The Club, the first Modern Fetish Party in Italy, born in Rome in 1999, official partner, ambassador and Italian edition of Torture Garden as Torture Garden Italy.
From the experience of Extreme Clubbing, Ritual The Club has created Ritual LAB, the division focused on the didactic, artistic and sociocultural aspects of Fetish, BDSM and Erotism.
Ritual LAB promotes initiatives related to the artistic and performative disciplines of the world of alternative sexuality and subcultures, in constant dialogue with the instances of contemporary arts, from Design to Body Art.
Rome Bondage Week arises from a need of knowledge and sharing.
The festival aims to explore and spread the culture and aesthetics of Bondage in its most different forms, from the Japanese tradition to the contemporary Western experimentations, through workshops, performances, peer-ropes, cultural and playful events with international riggers and performers.





mercoledì 29 maggio 2019

“L'esperienza dei 'Dopolavori BDSM' di Legami”di Radaaria e Lancelot

Con una serata dedicata alla riflessione e al confronto sul ruolo delle comunità e dell’associazionismo negli ambiti LGBT, poliamore e BDSM si è concluso il secondo ciclo del “Dopolavoro BDSM”. Ad introdurre il tema, fornendo preziosi spunti per la discussione, è stata MissDebbieRm.
“Le minoranze sono trasformative” ha ripetuto più volte Miss Debbie, facendo notare il ruolo propulsivo che la militanza svolge nell’ambito della tutela e della rappresentanza delle forme di sessualità non convenzionali. Ruolo che suggerisce una possibile via di uscita rispetto al mainstream del pensiero unico dominante, che tende a negare le diversità e i differenti modi di pensare, amare e vivere la propria sessualità liberamente.

Due anni fa Legami pensò il “Dopolavoro BDSM” come un “luogo” dove coloro che vivono consapevolmente il BDSM potessero approfondirne l’impatto nella sfera personale, nell’ambito relazionale o nella dimensione sociale e collettiva; “un luogo reale”, ospitato presso il c.c.o. Mario Mieli, dove poter indagare gli aspetti psicologici e

quelli pratici della relazione fra il BDSM e la vita quotidiana. 
Da questo punto di vista il bilancio dei “due cicli” proposti è senz’altro positivo.

Il ciclo di quest’anno, pensato prevalentemente con caratteristiche esperenziali, si è concentrato sugli aspetti più sensibili della gestione della “relazione con l’altro”:

- Radaaria e Lancelot (slaveromano71) hanno utilizzato lo Yoga per “considerare l’altro da punti di vista differenti, partendo dai processi di negoziazione per capire e risolvere i problemi di comunicazione nelle dinamiche di ruolo”;


- Electra e MariLeo hanno affrontato le conseguenze legate “all’accettazione e al rifiuto nelle dinamiche BDSM”;


- Daria e Marianna Bianco ci hanno suggerito metodi e percorsi per “attraversare gli stereotipi di genere e di ruolo”, cogliendone in profondità le implicazioni sulla vita quotidiana e nelle relazioni con gli altri ed il mondo esterno;


- la Dott.ssa Daniela Botta ci ha aiutato a comprendere “i fallimenti nelle dinamiche relazionali BDSM”;


- Miss Debby (Deborah di Cave), nel Dopolavoro da lei condotto (preparato insieme al Reverendo Blues) - ha affrontato il tema de “L’associazionismo negli ambiti LGBT, poliamore, BDSM”.


“Spero che si parli di più di sesso fino a portare la gente a capire che c'è tutto un mondo da esplorare, che ci sono modi per stare bene impensabili. Per una persona che dice "sono tutti da curare", ce ne sono dieci che si fanno il selfie e provano a farsi legare al letto. Evviva per loro, per la società tutta” (cit. Radaaria)..


Desideriamo ringraziare tutti i relatori ma anche tutti coloro, Legamiani e non, che hanno partecipato e animato, insieme a noi, i vari appuntamenti del “Dopolavoro BDSM”.











lunedì 7 gennaio 2019



Da dove nascono i pregiudizi sessuali?

Se in questi giorni avete un’ora e mezza di tempo libero ho un consiglio per voi: guardatevi questa conferenza di Paolo Attivissimo dedicata al complottismo. Per chi non lo conoscesse, Paolo è un “cacciatore di bufale”, o ‘debunker’ – un appassionato di scienza che si diverte a esaminare affermazioni roboanti, le smonta, e spesso rivela realtà molto meno spettacolari ma altrettanto interessanti. Naturalmente di questi tempi si occupa spesso di fake news, ma una sua passione sono anche i complotti di qualsiasi genere, che in questo caso spiega in una chiave tanto semplice quanto efficace. Spoiler: la gente crede alle peggiori scemenze perché è troppo attaccata alle proprie convinzioni, e cambiarle richiede un po’ di studio. E non sia mai che si voglia fare la fatica di pensare!
Ma cosa c’entra tutto ciò con le sessualità insolite di cui si occupa questo sito? Il fatto è che il lavoro che faccio mi porta spesso a confrontarmi con persone che nutrono idee piuttosto strane riguardo il sesso – anche quello che più tradizionale non si può. C’è chi è convinto che il segreto di una vita erotica stupefacente consista nell’ingerire prodotti dai poteri magici, nel seguire contorti insegnamenti mistici o nel sottoporsi a un regime di esercizi improbabili; chi si rovina la vita combattendo la (peraltro inesistente) teoria gender; chi ha deciso che il suo peggior nemico sia la sessualità dei gay, delle donne, degli uomini, dei bambini o delle persone transessuali. Di solito, va detto, si tratta di individui gravemente repressi, con seri problemi di integrazione sociale o semplicemente a caccia di polli cui svuotare il portafoglio… ma anche la cosiddetta scena kinky non se la passa troppo meglio.

Potrei citare la grande attivista LGBT che mi ha serenamente detto in faccia come la “sua” comunità sia apertissima perché «tollera anche i deviati del BDSM», o quel pilastro dell’ambiente italiano che in queste settimane sta portando avanti una battaglia per discriminare i feticisti. Ci sono forum di dozzine di pagine dedicati agli «abusi e crimini sessuali» perpetrati durante eventi kinky dei quali gli accusatori dichiarano candidamente di non sapere nulla, perché non vi hanno mai partecipato. Abbiamo battaglie surreali fra fazioni di personaggi assolutamente convinti che la loro visione dell’eros sia l’unica accettabile, tipo quella fra i feticisti dei palloncini scoppiati e quelli che li mantengono integri, o fra furry asessuali, attivi… o nazisti. Potrei andare avanti con molti altri esempi, ma forse è meglio fermarsi qui.
L’elemento comune in tutte queste storie è proprio l’arroccamento assurdo su preconcetti insensati, basati su meccanismi che ho riconosciuto nei cospirazionisti trattati – con grande umanità, oltretutto – da Attivissimo. Torno a consigliarvi di ascoltarlo, perché le cose si identificano sempre più facilmente quando si incontrano fuori dal contesto al quale siamo abituati. Poi, disinnescare i pregiudizi da cui deriva tanta infelicità sarebbe davvero semplice. Basterebbe studiare un po’, se non sui miei libri almeno sulle decine di altri fatti apposta per comprendere meglio l’universo della sessualità. Le risposte, quelle vere, sono a portata di mano. Basta essere onesti con se stessi, e mettersi in discussione.

mercoledì 28 novembre 2018

Quindi tu vuoi essere una schiava: la realtà




Di miria hunter 
traduzione in italiano di JedriK 

Ho deciso di scrivere questo articolo perchè ho visto molte sottomesse entrare nello stile di vita aspettandosi che ogni cosa sia come in un sogno e perfetta. Non voglio rovinare i sogni di nessuno, o sviarle da questa attività, ciò che voglio è spiegare come stanno veramente le cose. Essere una schiava può essere, e per me è, una vita meravigliosa. E' tutto quello che io volevo che fosse. E' anche più di quello che mi aspettassi, e se qualcuno mi avesse spiegato la realtà prima della mia decisione, questo avrebbe reso la mia transazione molto più semplice. Ai fini di questo articolo, parlerò di problematiche legate al fatto di essere una schiava 24/7. Questi commenti sono dal mio punto di vista, che è quello di una femmina schiava con maschio Master. Dicendo questo non voglio escludere le Dominatrici o gli schiavi uomini. Per loro io non posso commentare in base ad esperienze personali. Tutto questo è solo il mio punto di vista da una esperienza reale.

In primo luogo, ci sono alcune cose che tu devi scoprire per te stessa e su te stessa. Vuoi essere in questo tipo di relazione 24 ore ogni giorno e 7 giorni ogni settimana? Forse vuoi essere in questo tipo di relazione solo durante delle scene. Forse vuoi interpretare una parte solo durante certi periodi di tempo. Ci sono molti modi in cui questo può essere fatto, ma devi capire quello che è giusto per te.

In secondo luogo, è necessario imparare ad essere onesta con te stessa. Capire che cosa farai e che cosa non farai e che cosa "forse" farai. Cerca dentro di te quello che vuoi veramente, e quando lo trovi, sii onesta con chiunque ti parli. Non accettare di fare qualcosa a lungo termine che tu sai che non sarai in grado di completare. Poniti alcune domande difficili. Il resto di questo articolo ti darà aspetti da contemplare per poter basare le tue decisioni sulla realtà e non sul sogno di qualcun altro di come dovrebbe essere.

Sei disposta a cedere il 100% del controllo della tua vita a qualcun altro? Le schiave 24/7 fanno questo. Fare un gioco di ruolo, interpretare una parte, significherebbe entrare in questo rapporto solo per un tempo concordato in cui il Padrone avrebbe il controllo totale. Una volta che la scena è finita, tutto torna alla normalità.

A te piace la musica country? Forse tu ami il Rock and Roll. Considera questo. Al Padrone che ti impone il collare piace solo la musica classica o un altro tipo di musica che a te non piace. Sei pronta a rinunciare a scegliere ed ad ascoltare solo la sua musica? Questo tipo di sacrificio può applicarsi a tante altre cose di cui attualmente tu godi. Per quanto mi riguarda, io amo vecchie canzoni d'amore di ogni tipo, e il mio Maestro è nell' Hard Rock. A causa delle Sue preferenze, io raramente ottengo di ascoltare le mie canzoni. Ma, quando  sono una brava ragazza, a volte, lui mi permette di ascoltare la mia musica, fintanto che ho eseguito i miei compiti assegnati e le faccende che mi competono. Si noti, ho detto "mi permette di". Qualcosa di semplice come l'ascolto della radio è una ricompensa per me. Non è scontato che ti sarà permesso di godere anche solo questo piccolo piacere ogni volta che lo desideri. Queste limitazioni si possono applicare a molti settori della tua vita, come la TV, le scelte di cibo o di amici, un po' ovunque e a qualsiasi cosa! C'è un certo stile di abbigliamento che ami? Certi colori e profumi che non puoi fare mai a meno di indossare? Se il Padrone non li approva, indosserai uno stile completamente diverso, con colori che non ti saresti mai sognata. Lui può decidere i vestiti per te ogni mattina. Sei preparata a rispettare felicemente le Sue scelte? Se Egli ti ha chiesto di indossare qualcosa di molto striminzito per andare in qualche posto semplice come un negozio di alimentari, riesci a fare questo senza esitazione? Io sono fortunata dato che il mio Padrone mi permette di scegliere i miei vestiti la maggior parte del tempo. Ma in qualsiasi momento, se dovesse decidere che Lui vuole che io indossi qualcosa di diverso, io mi cambio immediatamente. Fidati di me, Lui questo diritto lo esercita. Ho imparato a chiedere sempre a Lui ciò che Egli vuole che io indossi, se andiamo in un posto speciale.

Sei pronta a cambiare il tuo taglio di capelli, la lunghezza o il colore per compiacere il Padrone? Tutti questo apparterrà a Lui una volta che accetterai il collare, come sarà anche per tutto quello che una volta apparteneva a te. Non possederai più nulla di tuo. Dal momento in cui tu prenderai il Suo collare, tutto sarà Suo. E non sarà più la "tua" auto o i "tuoi" vestiti, ma i "Suoi", in prestito a te come Egli meglio crede. Se Lui dovesse scegliere così, non ti sarà permesso di indossare nessun vestito. Questa sarà una Sua scelta, non tua. Ricorda, tu hai rinunciato a ogni diritto di fare queste scelte da sola.

Hai una poltrona preferita, o un certo modo in cui ti piace sederti o camminare? Il tuo Padrone deciderà se ti siederai su una sedia o sul pavimento. Egli potrà dire se devi incrociare le gambe, o se ti siedi a gambe spalancate. Tu dovrai chiedere il permesso anche solo per salire sul letto, o per stare seduta su una sedia. Alla maggior parte degli schiavi è concesso un cuscino sul pavimento per il quale non è necessario che chiedano il permesso di sedercisi sopra, ma poco altro. Sarà anche necessario il permesso per mangiare a tavola con il Padrone.

E' stata una lunga giornata al lavoro. Arrivi a casa e non vuoi altro che rilassarti in una vasca e andare a letto presto. Beh, non ti sarà possibile. Essere stanchi, malati, o semplicemente di cattivo umore, non ti esenta dalle mansioni a te richieste. Tu sei sempre tenuta a farle: preparare il Suo pasto, e andare a letto quando Egli dice di farlo. Ritirarsi per dormire di solito si verifica in un tempo prestabilito, anche se non sei pronta ad andare. Non ci sarà un "sono troppo stanca" o un "non mi sento bene": niente del genere. A meno che il Padrone non ti abbia dispensato dai tuoi compiti e incombenze, rimarrai sempre responsabile nel garantire che i suoi bisogni e desideri siano pienamente soddisfatti: non importa quali siano questi bisogni e desideri. Il tuo compito è di informare il tuo Padrone del tuo stato di salute fisica. Uno dei tuoi compiti principali sarà quello di curare e proteggere i Suoi possedimenti. Tu sei il possedimento più pregiato che Egli possiede. Finché fai in modo che il tuo Padrone sappia come ti senti, Egli farà in modo che le tue attività siano adeguate alle tue capacità.

Molte arrivano a questo stile di vita perché cercando di essere usate sessualmente, per servire il Padrone in ogni Suo capriccio, e non hanno mai preso in considerazione altri aspetti. La parte principale di essere una schiava è di essere al servizio del vostro Padrone e non di essere servite voi stesse. Tuttavia, essere disponibili a Lui in ogni momento è anche una aspettativa non detta. La vecchia scusa "non stasera caro, ho mal di testa" non funziona in un rapporto D/s (Dominazione/sottomissione). Al fine di fornire a Lui il piacere, devi anche esprimere a Lui il tuo piacere nel momento in cui lo provi. Non fare mai sentire al tuo Padrone che questo è un lavoro per te: qualcosa che preferiresti non fare, che fai solo perché devi. Se il Padrone ti dice di fare qualcosa, non sta a te interrogarLo. Ti sarà chiesto di rispondere senza fare domande. In un secondo momento (se questo è consentito nel vostro rapporto), puoi chiedergli il permesso di parlare a un livello di parità. Se Egli da il permesso, questa sarà la tua occasione per porre le tue domande. Tuttavia è importante che tu chieda in un modo tale da non mettere in discussione la Sua autorità, ma allo stesso tempo riuscire a soddisfare la tua curiosità.

Tu senti che essere una schiava significa essere costretta, forzata in schiavitù? Pensi di non potere fare questo se non ci sei costretta? Ripensaci. Le Schiave entrano in questo tipo di rapporto di loro spontanea volontà. Questi non sono i giorni della schiavitù forzata, è una questione di scelta. La tua! Tu sei quella che decide di trasferire il tuo stesso potere al tuo Padrone. Tu farai questo, non perché sei costretta ad obbedire, ma perché tu stessa hai la necessità di farlo. Sì, durante il corso della vostra relazione ci saranno volte in cui sarai costretta a fare qualcosa, ma non sarà mai qualcosa che va contro ciò che sei. Il tuo Master può ritenere che obbedire a questo particolare comando ti aiuterà a crescere come la miglior persona che puoi essere, oppure che ti aiuterà a uscire da una inibizione che hai.

Come è il tuo carattere? Perdi velocemente il tuo autocontrollo quando sei agitata? O sei una persona rilassata, accetti qualsiasi cosa, e poi metti il broncio perché i tuoi sentimenti sono stati feriti? Un Padrone non vuole avere uno zerbino per schiava, né ha voglia di farsi dire come le cose dovrebbero essere. Imparare come e quando dire le cose diventerà molto importante nel vostro rapporto. Se non dici al tuo Padrone quando qualcosa ti dà fastidio, allora non hai alcun diritto di essere offesa. Per quanto meraviglioso e onnipotente Egli possa sembrare, Egli non legge nella tua mente: a meno che tu non gli parli, lui non sa. La chiave, come ho detto un attimo fa, è nel modo in cui glieLo dici.

La tua autodisciplina è molto importante in questa relazione. Hai la tendenza a rimandare le cose fino all'ultimo momento possibile? Non potrai fare questo quando sarai di Sua proprietà. Ci saranno lavori e compiti che il tuo Master ti assegnerà che Egli si aspetta che siano fatti nei tempi previsti da Lui, non da te. La volontà e i bisogni del tuo Padrone saranno messi prima dei tuoi. L'autodisciplina è simile all'autocontrollo. La tua capacità di seguire e di completare gli incarichi dati dal tuo Padrone sarà molto importante. Come schiava, ti sarà necessario essere in grado di controllare le tue azioni abbastanza bene da essere in grado di rimanere entro i limiti stabiliti per te da Lui. Se Egli dice che non puoi fare qualcosa, semplicemente non puoi. Farla lo stesso, e non dirGli nulla, non la fa diventare una cosa giusta da fare. Nel caso di un rapporto schiava/Padrone, ciò che Lui non sa PUO' fare del male a te, così come può fare male al rapporto che avete lavorato così duramente per costruire. Anche un semplice "bugia bianca" può distruggere la fiducia così necessaria per stabilire realmente questo tipo di rapporto. 

Per quanto riguarda le cose che tu vuoi e le cose di cui hai bisogno: sai quale è la differenza tra le due? Se no, ti raccomando caldamente di capire quale è questa differenza prima di entrare in servitù. A volte le due sono difficili da distinguere, ma diventa importante che tu lo faccia. Il tuo Master garantirà che ci si prenderà cura di tutti i tuoi "bisogni", ma sarà Lui che permetterà o meno i tuoi "voglio", a Suo piacimento. I bisogni sono le necessità della vita che sono indispensabili per permetterci di rimanere mentalmente e fisicamente sani. Essi ci permettono di crescere emotivamente e spiritualmente. Se si riesce a sopravvivere senza qualcosa, allora è un voglio. I voglio di solito sono dati come premio per una buona condotta.

Per essere una schiava, ci saranno molte cose che devi imparare ad accettare dentro di te ed a cui devi adattarti. Il tuo scopo primario nella vita sarà quello di occuparti del piacere del tuo Padrone (sia mentalmente che fisicamente) in qualsiasi modo Egli desideri. Per fare questo, tu dovrai imparare bene come è il tuo Padrone. Trova ciò che piace e ciò che dispiace a Lui. Con questo, non intendo solo sessualmente. Imparerai che il sesso è solo una piccola parte del vostro rapporto. Impara ad anticipare ogni sua esigenza e desiderio, senza essere invadente. I suoi bisogni e desideri comprenderanno stimoli intellettuali, il piacere fisico, il supporto emotivo, e molte altre cose uniche di Lui. Ricorda - fisico non è uguale sessuale. Il piacere fisico può includere, ma non è limitato al, toccare, ai cibi preferiti, ai vestiti ed ai colori per esempo. Sarà il tuo lavoro assicurarti che i suoi piaceri fisici siano soddisfatte in ogni modo. Pensa ai cinque sensi, e rendi il Suo ambiente piacevole per tutti e cinque. Non dimenticare mai - la cosa più piacevole nel Suo ambiente dovrresti essere tu.

Come sua schiava, spetterà a te capire cosa piace al tuo Padrone. Lui non dovrebbe chiedere sempre le cose più semplici - tu dovresti averle imparate. Se il Suo bicchiere è vuoto, lo riempi silenziosamente e discretamente. Ricorda, stai facendo questo per il Suo piacere, non per il tuo. Solo perché Lui non si accorge e non ti loda non vuol dire che tu lo stia facendo nel modo sbagliato. Guarda il Suo sorriso. Lui è tranquillo? Se Lui sembra felice e contento, allora hai fatto bene, e dovresti crogiolarti nella Sua soddisfazione. Ricorda sempre che tu fai questo per Lui e non per la tua soddisfazione. La tua felicità dovrebbe provenire dal servire Lui e dal Suo essere felice.

Come ho detto all'inizio di questo articolo, non sto cercando di spaventarti o di scacciarti dal mondo della D/s. Il mio obiettivo è fare in modo che, quando entri nel nostro stile di vita, tu lo faccia con gli occhi spalancati, ben sapendo cosa aspettarti. La strada non sarà facile. Dovrai reimparare molto di quello che una volta davi per scontato: cose che fai senza pensare, come semplicemente sedere su una sedia. Queste sono abitudini a cui nemmeno più pensiamo. O meglio, non ci pensiamo fino a quando non troviamo un Padrone.

Ogni altra cosa che tu hai imparato prima di leggere questo articolo è probabilmente vera. Essere una schiava è una vita meravigliosa: una in cui si prendono cura di te. La maggior parte delle decisioni (NdT: nella vita in generale) sono fuori dal tuo controllo e da quello del tuo Padrone. Ma molte scelte staranno ancora a te. La maggior parte dei Padroni vuoi una schiava che è intelligente, ha un senso dell'umorismo, e una volontà propria. Non c'è piacere nel possedere uno zerbino che sta solo immobille o che è solo calpestato. Lui si annoierà molto velocemente. Essere sé stessi è il miglior consiglio che mi è mai stato dato, e ho trovato che questo è assolutamente vero per me.

Troverai che essere una schiava è tutto quello che hai sognato e molto di più se entri in questa vita sapendo qualcosa di più di cosa aspettarti. Se tu vuoi essere in questo stile di vita, ti accorgerai che, dove una volta solo camminavi attraverso la vita, ora volerai ad un palmo da terra. Parti di te che non sono mai state complete diventeranno intere. Nel cedere il controllo, io ho trovato la libertà: la libertà di trovare e di essere la persona che sono dentro di me.

La mia speranza è che, dopo aver letto questo articolo, tu sarai in grado di fare una scelta più consapevole riguardo l'entrare in questo stile di vita. Non dimenticate mai che uno dei requisiti più importanti per questo stile di vita è l'onestà. L'onestà con te stesso per prima cosa. Tuttavia, ti accorgerai che questo non è così facile come sembra. Una volta che si impara a fare questo, ti troverai in pace e in grado di entrare nella tua servitù con la mente più lucida, sapendo dove sei e dove vuoi essere. Quando accetti il collare di un Padrone, rinunci a tutti i tuoi diritti. I tuoi amici, la tua vita - nulla resterà tuo. Essere una schiava significa rinunciare a molto di più di quanto rinunceresti se tu fossi solo una sottomessa. Rinunci a tutti i diritti nella tua vita. Schiava non è solo una parola, è un modo di vita, una azione ben definita.

Stai bene, amica mia, e spero che questo stile di vita ti piaccia tanto quanto io ho imparato ad amarlo.

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